Visione sistematica del metodo secondo Feyerabend a cura di Marco Velati

A mio parere gli elementi interessanti toccati da Feyerabend sono

1.la visione del nuovo che non può nascere da rivisitazione e continuità ma bensì da una visione anarchica

2.una implicita visione di processo nel quale l’atto del ricercare deve avere la massima valenza in ampiezza. Il metodo appare una auto riduzione delle possibilità.

Il mio commento al primo punto riguarda la distinzione tra il nuovo e il suo riconoscimento. Il nuovo è per sua natura una co-generazione tra la casualità e gli elementi pre-esistenti. Il suo riconoscimento come tale può solo passare per quello dei tratti comuni conosciuti e dove le variabili casuali siano bilanciate con questi.

L’assuefazione alla novità ,che poi diventa nuovo, fa si che ci sia un transitorio che generi un contesto nel quale detta novità sia man mano accettata. La visione anarchica alla quale si riferisce è quella dell’elemento caotico e di casualità che è insito in ogni sistema che non sia un ambito limitato da elementi correlati e numericamente discreti.

Quindi,in sostanza, Fayerabend rifiuta una rivisitazione che porterebbe sempre a conclusioni simili e introduce l’elemento casuale come dato fisso,elemento che ovviamente impedisce la rigorosa costruzione di un metodo scientifico.

L’osservazione della incertezza insita nel processo di ricerca non la inibisce ma ne valorizza il risultato che potrà essere innovativo.  Fayerabend discute in senso generale e non entra in casi specifici dove invece  la costanza di un metodo porta a risultati statistici di verifica. 

Pone l’accento sul rischio che la continua conferma delle teorie le conduca ad essere degli idealismi (forti non per ciò che dicono ma per quanto rappresentano) coi quali le nuove teorie devono combattere più duramente per affermarsi.

E’ indubbia la difficoltà per chiunque di contestare mostri sacri quali Archimede,Galileo o Einstein ma invece questa dovrebbe essere vista come la possibilità per il pensiero di evolversi.

La critica è quindi proprio al metodo e alla scelta di un metodo in particolare così come le lenti di un occhiale limitino la visione di tutte le variabili che quelle lenti non permettono.

Tra le proposizioni filosofiche  di Fayerabend una mi appare interessante .E’ quella che afferma che se esiste una situazione nella quale una teoria non viene provata, non significa che essa sia sbagliata, ma che le condizioni contestuali potrebbero essere inadatte a dimostrarla ma che in seguito potrebbero esserci.

Questo implica una  visione sistemica che manca alla maggioranza delle ricerche scientifiche e riguarda l’aspetto della contestualità,la visione della quale va oltre le condizioni di ambito ,ma si spinge alla visione olistica atemporale.

Ora,quale alternativa abbiamo al metodo?

Per mia abitudine di pensiero quando mi trovo a dover stabilire una nuova visione torno indietro ai fondamentali ,al punto cioè dove vi è stato un bivio che mi ha portato dove mi trovo e sprovvisto di elementi per proseguire.

Mi pare intuitiva la frase,probabilmente di origine  orientale, che “ le risposte si trovano sempre in un intorno a dove sono le domande”.E’ fuor di dubbio che noi ci aspettiamo delle risposte che sono conformi alle nostre domande(e dubbi direbbe Cartesio) e da ciò parte un metodo che dalle risposte attese crea i suoi protocolli.

Non dico che questa procedura sia sbagliata,già il dirlo lo sarebbe,in quanto molte ricerche implicano sistematicità ,ma ciò limita proprio quella scoperta del nuovo che è aspirazione di coloro che hanno una visione evolutiva attraverso la ricerca.

La mia visione è la sostituzione del metodo preordinato a un “come” che segue queste linee guida:

1.che sappia dove si trova nel processo che va dalla idea emergente ad un risultato che sia poi consolidato nella consapevolezza

2.che tenga in massima considerazione le casualità del sistema nel quale opera

3.che sia relazionale tra gli elementi considerati che a loro volta sono concatenati ad altri.

4.che consideri il continuo processo di retro-azione

5.che valuti tutti i possibili elementi del contesto nel quale opera

6.che tenga sempre in conto di avere a che fare con fenomeni non lineari

7.che i tempi dei fenomeni sono dipendenti sempre dalle correlazioni del fenomeno con tutti gli altri elementi del sistema e dalla loro variabilità casuale e causale.

Si vede in questo come gli elementi di incertezza siano la maggioranza e quindi il risultato è anch’esso gravato da incertezza ,ma pensate sia meglio esser certi che una cosa incerta sia certa o esser certi dei suoi limiti  di incertezza ?

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