VERONIKA DECIDE DI MORIRE di PAULO COELHO – Recensione a cura di Veronica Bonaldi

Veronika è una ventiquattrenne slovena che nell’inverno del 1997 decide di assumere una gran dose di sonniferi per porre fine alla sua vita. (S)fortunatamente, si risveglia nella clinica psichiatrica di Villete, ancora viva.

E qui comincia la sua avventura, o meglio, il suo percorso di formazione. Sì, perché Coelho non solo affronta uno dei temi più culturalmente e letteralmente significativi – il suicidio – ma lo fa con l’occhio di chi ha effettivamente vissuto un’esperienza in una clinica.

L’autore, infatti, desideroso di farsi una vita come artista, era da tutti ritenuto “diverso” e per questo fu ricoverato in una clinica per malati mentali; attraverso i suoi occhi, che sono anche quelli di Veronika, il lettore mette piede in un mondo di folli, per capirne l’essenza: sono veramente dei folli, coloro che Veronika incontra? E perché sono considerati tali, se ciò che viene vissuto nella clinica è “normale”?

Questo romanzo mi ha dato molto, e non me lo sarei aspettato. Mi aveva già catturato dal titolo, un po’ perché provocante e insolito e un po’ perché con la protagonista ho in comune il nome.

Veronika è stanca della sua vita, o meglio della monotonia e della routine che inesorabilmente caratterizza la sua esistenza, e decide quindi di metterci un punto di fine. Tuttavia, proprio perché le sue intenzioni non vanno a buon fine, conosce delle persone interessanti, come Zedka o il dottor Igor: le faranno cambiare idea, o Veronika continuerà ad arrendersi a quella sofferenza e a quella “Amarezza” (come la chiama il medico) che la attanagliano?

Nonostante la vicenda si focalizzi sulla morte, il suicidio e la monotonia della vita, non si deve pensare che questo sia il filo conduttore del romanzo, anzi: l’inno alla vita che Coelho canta tra le sue pagine è quasi palpabile.

Avvincente, filosofico, a tratti umoristico e quasi karmico, Coelho si dimostra il grande scrittore che è. Personalmente, mi sarei aspettata una vicenda leggermente più avventurosa, ma alla fine ho capito che non poteva essere così.

Ho amato la sua scrittura, scorrevole e mai noiosa, che al contrario ho trovato in altri suoi romanzi. Con questo romanzo avevo deciso di dare all’autore la possibilità di cambiare la mia opinione su di lui e sul suo modo di scrivere. Invece, è lui che ha cambiato il modo in cui io vedo la vita.

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