TRA RAGIONE E NATURA di Marco Velati

(Pendolarità di pensiero dopo Nietzshe e nuove prospettive)

Noi uomini moderni, noi siamo gli eredi di una millenaria vivisezione della coscienza e di una tortura da bestie rivolta contro noi stessi…Troppo a lungo l’uomo ha considerato le sue tendenze naturali con un “cattivo sguardo”, cosicché queste hanno finito per congiungersi strettamente in lui con la “cattiva coscienza”.

Sarebbe in sé possibile un tentativo opposto – ma chi è abbastanza forte per questo? –, vale a dire quello di congiungere indissolubilmente con la cattiva coscienza le tendenze innaturali, tutte quelle aspirazioni al trascendente, all’anti-istinto, all’anti-natura, all’anti-animale, insomma gli ideali esistiti sino ad oggi, che sono tutti quanti ideali ostili alla vita, ideali calunniatori del mondo… F. Nietzsche

Proprio ora che la fisica quantistica sembra dare risposte a domande fondamentali e addirittura porne di nuove ,appare nell’uomo quasi uno spaesamento ,un domandarsi se debba essere  proprio la scienza a dare quelle risposte che abbiamo sempre cercato.

Così molti uomini, impauriti e incerti dalla complessità del mondo, si rintanano in un mondo interiore fatto  a misura delle proprie pulsioni,oppure creando miti e rappresentazioni esterne supportate da costruzioni logiche talvolta credibili ma, sempre, frutto di una partizione del mondo.

Un esempio è “La natura è verità, la civiltà menzogna.”Su frasi come questa si costruiscono torri di pensiero  ecologista, panteista,naif, new age,ribelle,anti capitalista….tutte posizioni che hanno senso unicamente in visioni di ambito e mai correlate alla realtà nel suo insieme.

La posizione di Nietzsche è estrema e ,a parer mio , egli sembra dubitare(chi è forte abbastanza?) della possibilità di coniugare la naturalità dell’uomo alle strutture della ragione che considera innaturali e ipocrite.(ho una critica a riguardo circa la considerazione della ragione come strumento successivo ai sentiti)

Parlo di lui in quanto il suo pensiero è stato dirompente e ha tuttora un grosso fascino per molti.

La posizione del ribelle è sempre affascinante salvo poi il non capire cosa intende o ,capendolo, disattendendolo nei comportamenti quotidiani.  Secondo me in Nietzsche il corpo e le sue ragioni hanno  un’ importanza anche evolutiva che lui stesso non è stato in grado di approfondire proprio per non cascare nella contraddittorietà dell’uso della ragione per farlo.Ha preferito stare quindi nell’area “artistica” di allegorie e metafore e  di quella assertiva delle affermazioni estreme .

Strumenti entrambi utili a presentare il nuovo. Un nuovo che  non è ancora attecchito;anzi le correnti della  filosofia moderna(fenomenologia,ermeneutica,….) hanno ancor  di più messo da parte il corpo a favore della parola,della ragione .Su un altro fronte le scienze psicologiche ,cognitive e sociali hanno imbrigliato l’uomo in spiegazioni  e meccanismi tali da farlo apparire definibile e schematizzabile.La scienza,dalla sua indiscutibilità di ambito si è allargata a paralleli di spiritualità rendendo quest’ultima serva della scienza stessa che è ragione.

Io interpreto questo periodo come  di isteresi del pensiero globale,una pendolarità tra estremi. Il nuovo equilibrio non si è ancora stabilito in quanto tutto il sistema di pensiero ha bisogno di assestarsi e selezionare le buone idee ma,soprattutto, di cercare un comun denominatore che possa includerle in una visione evolutiva.

La forza che  auspicava Nietzsche  per coniugare corpo e ragione non può essere data da una persona ma da un approccio di pensiero condiviso. Questo approccio non può essere attuale  e deve porsi in tensione col pensiero del proprio tempo e palesarsi come nuovo. Però come tale deve contenere elementi relazionali tra i vari pensieri filosofici pregressi perchè sia accettato come possibile contributo.

E’ una posizione difficile quella di far accettare un nuovo approccio di pensiero ed è,in qualche modo , simile alle difficoltà per stabilire una buona comunicazione. Ma il  cavallo di Troia,l’elemento comune, esiste .

In tutte le filosofie ed approcci di pensiero l’elemento di partenza è l’uomo. Però  in esse l’uomosubisce due  possibili trasmutazioni : diventa  il suo agire oppure il suo sentire.Questa operazione ,certofunzionale a quella visione di pensieroche si vuol condurre,riduce però l’uomo al suo stesso essere e non  alla sua relazione col mondo .(in parole terra terra si torna sull’uomo per quello che fa e non sulla relazione)

Questo rapportoè ,anzi direi  fu,all’origine di ogni apprendimento filosofico nell’antichità. Critico in particolar modo la filosofia,quella teoretica in particolare, e la psicologia e molto meno ,per le loro visioni  funzionali di ambito,la sociologia e la comunicazione.

L’approccio sistemico che io sostengo,e del quale ho parlato spesso, ha due vantaggi.Il primo è appunto la visione dell’uomo come sistema  e quindi  unito sia a quanto c’è in lui e quanto c’è nel mondo(attraverso la rappresentazione) .Il secondo è quello di una visione di processo nel divenire della conoscenza.

Il primo vantaggio è di far scendere l’uomo dal piedistallo di attore e di far capire quanto gli elementi interni abbiano importanza nello sviluppo  primario di un pensiero emergente definibile  in stile niciano come volontà.Con questo affranchiamo proprio la posizione di Nietzsche infatti.

La relazione con gli elementi del mondo ridefinisce invece due aspetti,il limite delle azioni dell’uomo nell’esercizio della sua volontà causata da variazioni sistemiche indipendenti da lui e la necessità di una visione disincantata e ampia poco influenzata dalle pulsioni(per quanto possibile).

Col secondo vantaggio confermo come le linee guida di questo processo siano universali e naturaliin quanto sono le stesse adottate dall’uomo nell’apprendere come confrontarsi col mondo.

Mi conforta una identità con  Nietzschecirca  la ricerca della naturalità come  elemento fondamentale.

L’aspetto processuale  naturaledell’apprendere coinvolge varie fasi .

Per la comprensione di ognuna delle  quali va applicata una certa visione filosofica in quanto i meccanismi di pensiero adottati dall’uomo sono in esse  differenti.

Nella visione di processo quindi c’è spazio per tutte le speculazioni del pensiero umano partendo dalla visione intuitiva,quella dei principi,quella astratta,l’operativa  teorica e pratica attraverso pragmatismo e comunicazione, quella psicologica dei meccanismi mentali  e dello sviluppo del comportamento.

Non può che essere così in quanto le speculazioni del pensiero partono dalle fasi di processo  nell’uomo ed è logico che esso uomo le riassuma tutte.

Nietzsche parla di coniugare le ragioni del corpo con quelle della mente e il luogo dove far ciò  non è altro che l’accettazione di  una visione sistemica con un processo evolutivo  che già esiste.Di esso dobbiamo accettarne le fasi e regole alla stessa stregua con la quale accettiamo il susseguirsi delle stagioni.

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