TANTALO – L’ingordo che sfidò gli dei

Tantalo, re dei lidi, era famoso tra gli uomini per le grandi ricchezze ed era caro agli dei e alle dee. Così Giove spesso chiamava Tantalo in olimpo e lo ammetteva ai pranzi sacri.

 Il re di Sipilo violò anche le regole della Xenia, le antiche leggi sull’ospitalità dei Greci, e tentò di rapire Ganimede, re dei Troiani, rubando Il nettare divino, l’ambrosia, che distribuì ai propri sudditi. Tantalo organizzò anche il furto, commesso da Pandareo, del cane d’oro creato da Efesto per custodire il tempio di Zeus a Creta. 

Tantalo era dunque meschino e alla perenne ricerca di ricchezze, a qualunque costo, e molte furono le sue cattiverie contro uomini e Dei; una su tutte divenne famosa in tutta la Grecia per la sua crudeltà.

Tantalo aveva invitato le divinità ad un banchetto e per far bella figura aveva ucciso e cucinato per loro suo figlio Pelope, ma i signori dell’Olimpo si accorsero dell’inganno, ad eccezione di Demetra che era ancora sconvolta dalla sparizione della figlia Persefone di cui vi scriverò in seguito… Ignara quindi, Demetra mangiò una spalla di Pelope. 

Il dio Hermes, messaggero dei dodici Dei olimpi, mise in un calderone tutte le parti del corpo di Pelope che abbondavano il banchetto e le cosse insieme per riportare in vita il figlio di Tantalo. Al giovene resuscitato però mancava la spalla mangiata da Demetra e, i suoi discendenti, ereditarono da Pelope una macchia bianca sulla spalla a memoria e monito di quella vicenda.

Fu – ovviamente – punito per questo sacrilegio e, spedito nell’Ade. Qui, venne legato a un albero ricco di frutti di ogni genere, immerso fino al mento in un lago di acqua fresca e cristallina. Non appena Tantalo avvicinava le mani per mangiare o cercava di bere, i rami carichi di frutti si allontanavano mentre le acque del lago si prosciugavano.

Inoltre fu minacciato in eterno sotto ad un’enorme masso che avrebbe potuto schiacciarlo in ogni momento. La grande pietra era legata ad un albero ricco di frutti che era impossibilitato a cogliere perché appena li si avvicinava, il vento li allontanava dalle sue mani. Immerso fino al collo in un lago, questo si seccava appena egli provava a berne l’acqua dolce.
 
 

Oggi il nome di Tantalo e la sua punizione divina sono associate a quelle persone che, avide, ricorrono a sotterfugi per raggiungere qualcosa di inarrivabile. 

Il grande pensatore prussiano Arthur Schopenhauer, ne “il mondo come volontà e rappresentazione”, impiegò il mito di Tantalo come esempio della eterna insoddisfazione

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