SIMBOLI DELLA RAPPRESENTAZIONE – SIMBOLO E MEMORIA EMOTIVA – A cura di Marco Velati

La memoria  emotiva è normalmente di breve entità e di breve durata e per farla riemergere ci necessita un richiamo,un simbolo. Non va confusa col ricordo di un evento ,ma piuttosto con la sensazione,uno scarto, che questo evento  ha avuto in noi.

Quando parliamo di emozioni il terreno sul quale costruiamo la nostra rappresentazione  emotiva non è composto da dati concreti che ci emozionano ,ma dalle sensazioni che accompagnano il nostro relazionarci a questa rappresentazione e che si convertono in simboli. 

Queste sono le” trasformate simboliche” e sono spesso concatenazioni di simboli,simboli di simboli cioè. Ne parla Gregory Bateson quando dice che il mondo è unito nei suoi aspetti mentali.

I fatti concreti e certi non esistono ed è tutta una nostra costruzione emotiva ,  essi fanno parte della nostra rappresentazione emotiva che  rimarrà sempre presente in noi.

Quando parliamo di emozioni troviamo una facile corrispondenza nella poesia: “anche ciò che abbiamo perso ci appartiene”(Rilke)  che fa il paio con Cardarelli quando dice che ora che l’ha persa  possiede la donna amata. E ,ancora, con Passoa, “ho ancora su di me le ferite di ciò che ho evitato” .

Tutti noi sentiamo emotivamente  la mancanza di ciò che non abbiamo mai incontrato e di ciò che è finito, ma che è  riposto nei cassetti della nostra memoria in forma di rappresentazione simbolica.

Tornando ai simboli, essi non sono realmente delle cose ma  degli attrattori di  un atteggiamento /comportamento  verso le cose di chi ha vissuto o creato l’emozione. Di esempi ce ne sono infiniti : “di lei ricordo l’emozione che mi dava il suo ridere”, “di noi l’essere insieme a guardare il mare”, “del gioco ricordo il senso di avventura con gli amici”,”ricordo il suo modo di mangiare il  boero”….

TRASFORMATE SIMBOLICHE NEL PROCESSO DI EVOLUZIONE COGNITIVA

Molto spesso l’essere umano è posto di fronte all’incertezza e questa è una incertezza del contesto, un campo dove vige un alto livello di imprevedibilità.

Se i segnali che riceviamo dal mondo hanno un andamento generico che non stimola idee emergenti o se vogliamo studiare la fase transitoria che segue il recepire simboli che riconosciamo ma che non si relazionano chiaramente al contesto , dobbiamo usare un metodo più generale di quello di una mera analisi basata sulla logica perchè essa non ci darebbe appigli per capire.

Ci baseremo sempre su meccanismi simbolici, per la loro flessibilità analogica, ma inseriti in una tautologia di cui conosciamo le dimensioni del campo nella quale si espleta. Mi rendo conto di quanto sia oscuro ciò che dico e provo con una metafora.

Una serata tra amici nella quale non avete stimoli. Sarà inutile analizzarne le ragioni ,così come può essere faticoso ricostruire in chiave logica segnali e simboli di altri in un contesto disarticolato.

Così proponiamo un gioco tra amici ,un gioco dove non sia la logica e la ragione a fissarne le regole ,ma le simbologie e le rappresentazioni dei personaggi in un contesto più ristretto. Sicuramente ne ricaveremo stimoli maggiori.

In sostanza ho applicato una trasformata di campo. Quanto ne ricavo è correlato al campo di partenza del quale ne ho modificato i riferimenti. Tendenzialmente con questa impostazione posso “convertire” variabili semplici in altre più complesse delle quali conosco la soluzione e che di quelle semplici mantengono l’impostazione simbolica.

Alcune variabili “semplici” possono essere per noi difficili da inglobare in una nostra visione ,un esempio è la variabile tempo. Se operiamo in un campo dove il tempo gioca ad orientare le nostre spiegazioni rischio di avere una visione globale inficiata da esso.

In questa situazione la proposta di convertire la situazione in una differente, supponiamo fantastica, nella quale il tempo sia ininfluente mi permetterà di mettere in luce variabili(spesso emotive) alle quali non avremmo potuto accedere.

Banale esempio ”se non ci fosse il tempo tu cosa faresti?” la risposta è personale ed emotiva ed evidenzia l’indole della persona. Nelle trasformate si finisce col dare importanza agli aspetti qualitativi e di tensione emotiva che sono quelli che stimolano l’evoluzione verso la conoscenza.

Porto infine due osservazioni estreme che lette attentamente sono un unico pensiero. Quando si è bambini si dice “facciamo finta che succeda qualcosa…” questo è un gioco ,ma molto più di un gioco ,è l’utilizzo puro e inconsapevole del meccanismo delle trasformate.

Lo facciamo spesso ad ogni età e non ne siamo consapevoli; convertiamo la realtà per osservarci e per avere nuovi spunti. E’ un meccanismo sconosciuto come tale ,ma è potente.

Non ci lancia verso una realtà probabile e prevedibile ma verso il terreno delle nebbie delle nostre emozioni per verificarci anche nella fantasia.

La seconda osservazione, molto da ingegnere, è quella di ricordare l’uso delle trasformate di Laplace per risolvere complicati problemi nelle reti elettriche . In esse viene appunto annullata una variabile per vedere cosa succede.

Simmetria nei simboli.

Il simbolo richiama l’oggetto e viceversa. Questo è più forte quando c’è stato un rinforzo. Questo rinforzo è appunto il richiamo stesso.

Vi è quindi un effetto di trascinamento tra le due cose dovuto alla relazione(non funzionale ,né di similitudine,né di circostanze ma solo rappresentativa)

La mia cagnetta quando vuole le coccole si mette di fronte a me e si accarezza l’orecchio destro. Io la gratto ovunque e anche quell’orecchio. Dopo   le coccole ,ma non per richiederle, ancora sdraiata ,lei si tocca ancora l’orecchio   per rafforzare il legame tra le due cose. La ripetizione del suo gesto è il rinforzo.

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