SETTE CORVI PER SETTE ANIME A CAMERIANO DI CASALINO di INGLESE LUCA – Leggilo su Amazon

TRAMA – CASALINO – ANNO 1945

Un giovane prete da poco giunto nella Parrocchia di Santo Stefano, in Cameriano, assiste, durante un’escursione in solitaria fatta alle prime luci dell’alba, allo sterminio e vilipendio di un piccolo gruppo di Partigiani. Tutto questo e molto altro, per vile mano dell’esercito invasore. Un mostro giunto da poco in quell’identica terra a dettar legge come fosse, questi, un padrone risvegliatosi dopo un infinito letargo.

CAMERIANO SETTANT’ANNI DOPO…

Il giovane Don Daniele fresco d’investitura, è dislocato in quel di Cameriano come sostegno dell’attempato Don Natale Romildo. Giunge, quando ormai Romildo è alla fine dei suoi passi e dopo aver trascorso la sua intera esistenza in quei luoghi. Arriva poco tempo prima dell’inevitabile, in un paese profondamente mutato e modernizzato.

Dove le stramberie di quel parroco d’assalto e di altri tempi sembravano essere, ormai, davvero fuori luogo per i suoi parrocchiani. Il suo arrivo venne da subito inteso dalla stragrande maggioranza degli attuali residenti, come la ventata d’aria fresca che mancava. L’unico che sembra non gradire il tal soggetto è proprio Don Natale Romildo.

Fatta eccezione per gli iniziali screzi, con il progredire della malattia… quel ragazzotto collocato come un’ombra alle sue spalle sembra cucito e fatto su misura per i piani e gli intendimenti di quell’identico vecchietto. Ciò che Daniele ancora non può immaginare… è che oltre alla successione già in procinto d’aspettarlo, ben altra cosa il Sacerdote sembra donargli in eredità il giorno della sua morte.

Quelle parole farfugliate sul letto di morte e per niente intese, sembrano trovare in lui luce soltanto qualche giorno dopo quel fatto. Quando in visita alla torre campanaria della sua chiesa il giovanotto rinviene in un’intercapedine del muro un antico manoscritto, riconducibile guarda caso al suo mentore. Un mondo intero pare dischiudersi al suo cospetto.

Qualcosa di oscuro e perverso s’ipotizza aggirarsi tra quelle strade e in quella terra da più di settant’anni… avvelenando e corrompendo da tutto quel tempo, il cuore e le menti degli uomini. Saprà un giovane armato della sua sola fede, far fronte e difendersi dalle trame e dagli intrighi che codesto nauseabondo e fetido essere ardirà per indurlo in tentazione?

L’eterna lotta tra il bene e il male ha dunque d’inizio, e questa volta lo scenario preposto per la battaglia sembra essere un villaggio di poco più di mille abitanti, collocato nella piana Novarese e avvolto da immense risaie e terre a perdita d’occhio. Ecco a voi… Sette corvi per Sette anime. Ecco a voi… Cameriano e Casalino.

Giudizio di Bruno Pozzato – Sindaco di Casalino negli anni addietro e memoria storica di quel tempo.

Un pensiero sul tuo lavoro è senz’altro di ammirazione per il soggetto del romanzo. Hai dimostrato una grande fantasia negli svolgimenti degli scritti sui luoghi e i personaggi virtuali calati in un racconto coinvolgente che il lettore non può che apprezzare.

Sotto questo aspetto il mio pensiero è senz’altro positivo. Di più Non posso dire, ma ammiro il tuo impegno nell’affrontare un fatto così drammatico inserendo il fattore umano del sacrificio de sette giovani partigiani antifascisti che farà interessare alla lettura sicuramente i giovani e meno del dopo guerra.

RECENSIONE – Il romanzo intitolato – Sette corvi per sette anime a Cameriano di Casalino dell’autore Inglese Luca, narra, in veste romanzata, di una abbietta e triste vicenda accaduta realmente nel territorio insito nel Comune di Casalino, nel Novarese.

I 7 Martiri di Casalino, infatti, altri non sono se non 7 soldati realmente essiti e trucidati durante un rastrellamento nemico, avvenuto nelle campagne circostanti l’abitato a pochi giorni prima che la seconda guerra Mondiale potesse dirsi conclusa.

Lungo la strada che collega Cameriano e Casalino, ancora oggi, esistono e si mostrano ai viandanti di ogni giorno, le 7 croci commemorative e simboleggianti il sacrificio al tempo offerto dai ben noti sette martiri in questione.

L’autore, originario di quel territorio, altro non tenta se non di rievocare “in veste dark” le sette anime appartenute in vita ai sette soldati. Questo, per farli ritornare ancora una volta laddove essi, al tempo, ebbero a vivere, a morire e a sacrificare ogni goccia del loro sangue per un’idea chiamata libertà.

Simbolo di un tempo ormai svanito, i sette soldati rappresentano con il loro sacrificio alla patria e alle genti loro care, l’idea dell’essere umano di non arrendersi mai alle avversità della vita. Qualunque esse siano e in qualunque forma si possano mai presentare.

Anteponendo tutto, persino sé stessi e la propria esistenza per il diritto immacolato che l’uomo ha sin dalla nascita…. di vivere senza che nessuno, e dico nessuno, osi imbrigliarlo ad un volere che non sia il suo.

La storia si srotola ambientando le vicende in due lassi di tempo ben precisi.

Il primo, quello da ritenersi più cruento… all’epoca della battaglia. Quando in Europa e nel mondo si andava combattendo una guerra votata non solo alla conquista del pianeta, ma anzi, e forse peggio, allo sterminio di un popolo ritenuto indegno – quello Ebraico.

L’altro, il secondo, regalando scorci di vita in più fasce temporali e avanti nel tempo. Per mostrare la volontà dei martiri resi immortali da sembianze di corvi, per difendere e salvare quante più vite possibili, anche e soprattutto… dopo la fine della guerra.

Reale e unica fautrice della loro morte e successiva trasmigrazione in corvidi. Poiché è di questo che si sta parlando. Del desiderio inconfutabile dei 7 di ritornare laddove tutto gli era stato strappato. Alla vita e la compagnia dei loro cari. E soprattutto… al fuoco di un amore custodito da uno dei 7 martiri verso una donna chiamata Maria.

Verso una fanciulla, alla quale, il tal ragazzo si è visto costretto allontanarsi ancor prima di vivere e riscaldarsi davanti al fuoco di quell’amore. Quella forza grazie al quale, tutto, poi, sembrerebbe possibile e procrastinabile.

L’autore dà un’identificazione alla memoria dei sette e di quel tempo, motivata a commemorare la straziante vicenda realmente accaduta in quella terra “Casalino”. Ricordando e rievocando fatti ed eventi ben precisi, senza mai scendere nel macabro anche se la vicenda, ispirante il romanzo, ne possiede tutti quanti i connotati. 

Partorendo quest’opera, ciò che più salta all’occhio, pare essere l’amore di un uomo verso una terra e verso il ricordo che, ancora, sembra riaffiorare da quei luoghi. Da quel passato e da un sacrificio che pare non morire mai. Ma che viva e pulsi, sia nel cuore dell’autore, che in tutte le genti ancora in quel territorio residenti. In qualità di discendenti o semplici conoscitori dei 7 martiri in questione.

Palese è, leggendo la fine del romanzo, l’impellente esigenza di ricordare e mai, mai…. dimenticare il passato che custodisce il significato di ciò che siamo. Da quale luogo noi veniamo. E soprattutto… dove vorremo domani andare.

Poiché sebbene la vita ci porti a viaggiare… l’Italia e la terra che ci ebbe a partorire, non possa mai morire o svanire dentro di noi.

Tutto questo e molto di più… trova spazio e allocazione nel romanzo : Sette corvi per sette anime.

A voi tutti, buona lettura.

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