Saulo/Paolo di Tarso

Le fonti:

Anche in questo caso abbiamo fonti bibliche e extrabibliche, soprattutto di natura apocrifa:

FONTIEXTRABIBLICHE: NEGLI Atti di Paolo e di Tecla (TESTO APOCRIFO):«Era un uomo di bassa statura, la testa calva e le gambe storte, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente, pieno di amabilità; a volte, infatti, aveva le sembianze di un uomo, a volte l’aspetto di un angelo»

FONTE BIBLICA: «Sono giudeo, nato a Tarso in Cilicia, cittadino di una città che non è senza fama» (At 21, 29; cf At 22, 3), situata tra l’Anatolia e la Siria, nell’attuale Turchia centro-meridionale. 

La vita

Persecutore dei cristiani
Da giovane fu inviato a Gerusalemme, dove fu allievo di Gamaliele, il maestro più famoso e saggio del mondo ebraico dell’epoca; e a Gerusalemme conobbe i cristiani come una setta pericolosa dentro il giudaismo da estirpare con ogni mezzo; egli stesso poi dirà di sé: “Circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da ebrei, fariseo quanto alla legge, quanto a zelo persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge” (Fil. 3,5-6).
Verso il 20 terminati gli studi, Saulo tornò a Tarso, dove presumibilmente si trovava durante la predicazione pubblica di Gesù; secondo gli “Atti degli Apostoli”, egli tornò a Gerusalemme una decina d’anni dopo, certamente dopo la Passione di Cristo, perché fu presente al martirio del protomartire s. Stefano, diacono di Gerusalemme; pur non partecipando direttamente alla lapidazione del giovane cristiano, era tra coloro che approvarono la sua uccisione, anzi custodiva i loro mantelli.
Negli “Atti degli Apostoli”, Saul è descritto come accanito persecutore dei cristiani, fiero sostenitore delle tradizioni dei padri; il suo nome era pronunciato con terrore dai cristiani, li scovava nei rifugi, li gettava in prigione, testimoniò contro di essi, il suo cieco fanatismo religioso, costrinse molti di loro a fuggire da Gerusalemme verso Damasco.
Ma Saulo non li mollò, anzi a cavallo e con un drappello di armigeri, con il consenso del Sinedrio, cavalcò anch’egli verso Damasco, per scovarli e suscitare nella città siriana la persecuzione contro di loro.

La conversione

E sulla strada per Damasco, il Signore si rivelò a quell’accanito nemico; all’improvviso, narrano gli ‘Atti’, una luce dal cielo l’avvolse e cadendo dal cavallo, udì una voce che gli diceva: “Saul, Saul, perché mi perseguiti?”. E lui: “Chi sei o Signore?”; e la voce: “Io sono Gesù che tu perseguiti. Orsù alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare” (Atti 9, 3-7).
Gli uomini che l’accompagnavano, erano ammutoliti perché l’avevano visto cadere, forse videro anche l’improvviso chiarore, ma senza capire qualcosa; Saulo era rimasto senza vista e brancolando fu accompagnato a Damasco, dove per tre giorni rimase in attesa di qualcuno, digiuno e sconvolto da quanto gli era capitato.
In quei giorni conobbe la piccola comunità cristiana del luogo, che avrebbe dovuto imprigionare; al terzo giorno si presentò il loro capo Anania, che gli disse: “Saulo, fratello, il Signore Gesù che ti è apparso sulla via per la quale venivi, mi ha mandato da te, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo”.
Detto ciò Anania gl’impose le mani guarendolo e poi lo battezzò; Saulo rimase qualche giorno a Damasco, dove si presentò nella Sinagoga, testimoniando quanto gli era accaduto, la comunità cristiana ne gioì, mentre quella ebraica rimase sconcertata, pensando che avesse perso la testa.

Difficile rapporto con la prima comunità cristiana
Confortato da questa luce, dopo il ritiro ritornò a Damasco e si mise a predicare con entusiasmo, suscitando l’ira dei pagani, che lo consideravano un rinnegato e tentarono di ucciderlo; Paolo fu costretto a fuggire, calandosi di notte in una cesta dalle mura della città aiutato da alcuni cristiani, era all’incirca l’anno 39.
Rifugiatosi a Gerusalemme, si fermò qui una quindicina di giorni incontrando Pietro il capo degli Apostoli e Giacomo, ai quali espose la sua nuova vita.
Gli Apostoli lo capirono e stettero con lui ogni giorno per ore ed ore, parlandogli di Gesù; ma la comunità cristiana di Gerusalemme era diffidente nei suoi riguardi, memore della persecuzione accanita che aveva operato; soltanto grazie alla garanzia di Barnaba, un ex levita di grande autorità, i dubbi furono dissipati e fu accettato. 

La controversia sull’osservanza della Legge mosaica

Tornati ad Antiochia, soddisfatti per i risultati conseguiti, i due apostoli trovarono la comunità in agitazione, perché alcuni cristiani provenienti da Gerusalemme, riferirono che era in discussione il concetto che il battesimo cristiano, senza la circoncisione ebraica non sarebbe servito a nulla; così Paolo e Barnaba per chiarire l’argomento si recarono a Gerusalemme dagli Apostoli, provocando così quello che venne definito il primo Concilio della Chiesa.
Pietro ribadì che la salvezza, proviene dalla Grazia del Signore Gesù, che non aveva fatto nessuna discriminazione tra ebrei circoncisi e fedeli non ebrei; Paolo dal canto suo illustrò i risultati meravigliosi ottenuti fra i ‘gentili’ e si dichiarò a favore della non obbligatorietà dell’osservanza della legge mosaica, al contrario di molti cristiani per lo più ex farisei, che non volevano rinunciare alle loro pratiche, osservate sin dalla nascita, come la circoncisione, l’astensione dalle carni impure, la non promiscuità con i pagani o ex pagani, ecc.
Alla fine fu l’apostolo Giacomo a fare una proposta, accettata da tutti, non imporre ai convertiti dal paganesimo la legge mosaica, la cui pratica rimaneva facoltativa per gli ex ebrei.
A Paolo, Barnaba, Sila e Giuda Taddeo, fu dato l’incarico di comunicare ai fedeli delle varie comunità le decisioni prese.

Il Film che vi propongo:

I viaggi e la morte

Primo viaggio

 Il primo viaggio (At 13 e 14) durerà circa 4 anni, tra il 45 e il 49 d. C.. È compiuto in compagnia di Barnaba, che resta ancora il vero protagonista; entrambi sono stati scelti e inviati da una manifestazione particolare dello Spirito alla comunità di Antiochia in preghiera (cf At 13, 3).
I due missionari percorrono tutta l’isola di Cipro (patria di Barnaba), salpano da Pafos per approdare a Perge, a sud-est dell’Anatolia, dove il collaboratore Marco (forse nipote di Barnaba) li lascia per tornare a Gerusalemme. 
Giungono ad Antiochia di Pisidia, in Asia Minore, l’attuale Turchia centro-occidentale. 

Tuttavia, per istigazione di giudei giunti da Antiochia, Paolo viene lapidato. 

Secondo Viaggio

Il secondo viaggio (At 15, 36-18, 22) durerà circa 3 anni, tra il 49 e il 52 d. C.. Sul punto di ripartire, i due apostoli si separano: Paolo si rifiuta di portare con sé Marco, che salpa con Barnaba alla volta di Cipro e altrove (forse anche in Italia settentrionale). Ma, lungo questo secondo itinerario, l’Apostolo delle genti avrà modo di incontrare un altro mondo, quello greco-romano.
Listri si aggrega Timoteo, di padre greco e che sarà tanto caro a Paolo. Docili allo Spirito, dopo aver attraversato la Frigia ed evangelizzato la Galazia, rinunciano ad entrare nella provincia di Asia e della Bitinia, costeggiano la Misia e scendono a Troade, nel nord-ovest della attuale Turchia. Quindi si dirigono verso Samotracia e Neapoli; di qui a Filippi, colonia romana ormai città latina del primo distretto della provincia macedone.  Ma vengono bastonati e incarcerati, in seguito alla denuncia fatta da una schiava indovina (e dei suoi padroni), i cui guadagni la loro predicazione aveva messo in pericolo. Nottetempo, li libera dalle catene un terremoto. Temendo la punizione da parte dei magistrati, il disperato carceriere tenta il suicidio; ma Paolo lo dissuade e lo battezza con tutta la famiglia. Saputo poi che Paolo e Sila sono cittadini romani, le autorità li rimettono in libertà (cf At 16, 11-40). Lì crescerà una bella comunità cristiana, a cui l’Apostolo invierà da un’altra prigione la lettera della gioia e dell’affetto, quella appunto ai Filippesi.
Da qui giungono a Tessalonica, dove convertono non pochi Greci. Dopo altre visite (vedi cartina) s’imbarca per la Siria e giunge di nuovo a Efeso, da cui riparte troppo presto per Cesarea. Ha quindi modo di «salutare la Chiesa di Gerusalemme» per poi raggiungere Antiochia.

Terzo viaggio

Il terzo viaggio (At 18, 23 – 21,16) dura 5 anni, dal 52/53 al 57 d. C.. Con i mezzi di allora, l’Apostolo percorrerà 2500/3000 Km, ma l’itinerario non è sicuro. Dapprima riattraversa la Galazia e la Frigia per ”confermare nella fede ” (At 18, 23) le chiese fondate nel 1° e 2° viaggio. Poi la tappa più importante – 2 anni e 3 mesi – fu quella di Efeso, qui Paolo battezza ”nel nome del Signore Gesù”, e li conferma con l’imposizione delle mani, 12 discepoli che avevano ricevuto soltanto il battesimo penitenziale di Giovanni Battista, senza mai aver sentito parlare di Spirito Santo (cf At 19, 1-7). Servendosi della collaborazione di molti compagni (tra i quali Timoteo, Epafra, Erasto, Gaio, Aristarco e Tito), Paolo coordina l’evangelizzazione di «tutti gli abitanti della provincia di Asia» (At 19, 10), poi riparte intenzionato ad attraversare la Macedonia e raggiungere la Grecia.
Siamo nell’anno 58 d. C. e Paolo ha fretta di essere a Gerusalemme qui viene accolto e ospitato da Mnasone di Cipro, discepolo della prima ora; fa visita a Giacomo e agli anziani, consegna il ricavato di una nuova colletta; Giacomo gli consiglia di recarsi al tempio, per assolvere a un voto e per tranquillizzare i tradizionalisti. È qui che viene riconosciuto dai giudei della provincia di Asia; questi sollevano un violento tumulto nei suoi confronti, per sedare il quale interviene dalla torre Antonia il tribuno romano, che non trova di meglio che incarcerarlo nella fortezza. Prima però gli concede di difendersi dalla folla inferocita con un discorso in ebraico; e viene a sapere che questo prigioniero è cittadino romano (cf At 21, 15-22, 29). È ormai cominciata la ”passio Pauli” (At 21-28), che con quella di Gesù avrà più di una somiglianza.

LA MORTE

Il martirio
Nel 66, forse a Nicopoli, fu di nuovo arrestato e condotto a Roma, dove fu lasciato solo dai discepoli, alcuni erano lontani ad evangelizzare nuovi popoli, qualcun altro aveva lasciato la fede di Cristo; i cristiani di Roma terrorizzati dalla persecuzione, lo avevano abbandonato o quasi, solo Luca era con lui.
Questa volta il tribunale romano lo condannò a morte perché cristiano; fu decapitato tradizionalmente un 29 giugno di un anno imprecisato, forse il 67, essendo cittadino romano gli fu risparmiata la crocifissione; la sentenza ebbe luogo in una località detta “palude Salvia”, presso Roma (poi detta Tre Fontane, nome derivato dai tre zampilli sgorgati quando la testa mozzata rimbalzò tre volte a terra); i cristiani raccolsero il suo corpo seppellendolo sulla via Ostiense, dove poi è sorta la magnifica Basilica di San Paolo fuori le Mura. 

San Paolo

La vita è un viaggio straordinario... ma cosa cerchiamo veramente?

Qualche anno fa, usciva una bella canzone di Max Pezzali: Lo strano percorso. Interrogarsi su cosa cerchiamo e soprattutto a cosa siamo proiettati è da sempre la ragione per cui ci alziamo la mattina. In altre parole, la ricerca di un sogno, di un significato, di un qualcosa che da un senso al nostro esistere è fondamentale per essere felici. Il film che ti propongo è una storia vera, che ripercorre la storia di un giovane alla ricerca del senso del proprio esistere. Guardando in film ti prego di fare attenzione soprattutto alle tante relazioni/incontri che fa.

Quale è il senso del proprio esistere?

Into the Wild (nelle terre selvagge)

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