Propensione contro la causalità di Marco Velati

Per pensare le cose noi abbiamo separato l’Essere dal Divenire,in sostanza noi europei consideriamo da un lato la situazione e dall’altro la evoluzione,non possiamo vedere le cose contemporaneamente  come sono e come diventano ,non vediamo il passaggio(il proesso dico io) né l’inseparabilità delle due cose.

 Non vediamo che le cose si costituiscono perché evolvono.  

L’evento è quindi nella struttura. L’inseparabilità la chiamo “propensione” che ci consente di dire come le cose siano implicate da ciò che sono e che sono in virtù di ciò che le implica.

( si capisce con la similitudine del fiume di Bateson dove le rive guidano il fiume  e il fiume traccia le righe).

Nel pensiero cinese il termine shi è un jolly usato per indicare situazione/evoluzione/condizione/corso delle cose. L’autore dice che propensione gli appare un termine adeguato per farci capire come le cose non sono ma propendono.  Le cose quindi sono pronte a riconfigurarsi perché non sono un ente ma una pendenza(tendenza). 

Il bello di questo concetto è che ci fa uscire dalla causalità e dalla esplicazione che è la regola che ha dominato il pensiero filosofico europeo,partendo dai greci e romani e di  come Conoscere sia diventato poi  conoscere la causa delle cose  arrivando a Dio come causa prima. I cinesi Dio se lo sono risparmiato evitando la trappola mentale do causante –causato.

Nella causalità c’ è un legame archetipico per la partizione del reale. Il causante e il causato sono due elementi separati con legame causale. Ciò ha dominato il pensiero europeo in modo tale che non siamo mai usciti da questo quadro,una leva potente soprattutto per il sapere fisico. Questo pensiero è arrivato fino all’età moderna fermandosi a Hume e a Nietzsche,e la filosofia moderna si costituisce proprio nel tentativo di liberarsi di questo giogo.

 Nel pensiero cinese la filosofia  non ha cercato di spiegare il mondo ,ma si è dedicata a svelarne le propensioni per esservi in sintonia.

Non ha avuto  bisogno di porre Dio come causa del mondo né la Libertà come causa della volontà del soggetto. Pensare in termini di propensione significa non esplicare ma implicare passando da una ragione esterna a una interna(immanente),significa abbandonare una logica continua e correlata dei processi,intricata.

Il processuale va inteso come un divenire dell’essere come sua degenerazione o tensione al fine della sua realizzazione(il tutto ha un senso mistico a parer mio).La propensione  non implica invece perdita o fine è un moto dall’ avanti verso l’avanti è lo zu della destinazione  ed è funzione di come la situazione pende,si prolunga o si rinnova. Per apprendere la propensione e indirizzarla è il discernimento zhi che rileva ogni dettaglio della situazione per farlo divenire innesco della trasformazione. Il discernimento percepisce nel presente  i lineamenti(xiang) dell’opera futura. 

Questa intelligenza si è chiamata “contestuale”ramificante e globalizzante e serve a scoprire come la configurazione sia destinata a inclinarsi in funzione dei rapporti/accoppiamenti dell’insieme(sistema-contesto).Diciamo che questa è una situazione termine che va ripensata in quanto include termini di correlazione che portano una situazione  che va da emergente a possibile e poi probabile.

Entrare nella logica della propensione significa metter in discussione i concetti di scelta e di Libertà perché accettando la posizione rendo possibile l’infinità delle cause.

Per evitarlo  devo restringere l’ambito così da far posto alla mia volontà essendo detto ambito “chiuso” causale. Questa è però una trappola nella quale ho altre domande proprio relative alla casualità,se interna,esterna,dipendente o meno da me ecc però se passo dall’Essere isolabile a corso continuo la questione cambia e muta nella seguente domanda: a partire da quale inclinazione ininterrotta io piego il valore del mio comportamento,lo elevo o lo avvilisco,rispetto a ciò che costituisce la mia incessante  relazione di inter-incitazione con il mondo?

Poiché non ha senso intervenire  a cose fatte ne viene una seconda domanda che è il come qualificare il mio comportamento a monte del cambiamento ,cambiamento dal quale deriverà la moralità della mia condotta ?In termini di saggezza si può dire che l’intera condotta non è altro che l’espressione di questa propensione morale e quando la virtù è diventata spontanea. L’autore  parla di come non abbia senso spezzare la Storia in eventi e un pullulare infinito di cause ma sia preferibile parlare di propensioni globali,dove è difficile vedere quando qualcosa è iniziato,gli eventi salienti sono mutamenti e le situazioni sono transizioni. Si può parlare di onde e tendenze

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