7 Km da Gerusalemme di Pino Farinotti – LEGGILO GRATIS ENTRO 30 GIORNI – Recensione a cura di Eugenio Merrino

Pino Farinotti, classe 1951 è uno tra i più acclamati intellettuali del panorama culturale Italiano. Docente di Storia e Critica del Cinema presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione di Bologna, opinionista Rai, è famoso al grande pubblico per essere il fondatore del sito My Movies, inoltre è anche regista, scrittore.

Il libro che oggi vi presentiamo lo ricorderete certamente per il film omonimo diretto da Claudio Malaponti nel 2000, che è appunto al libro ispirato.

Un testo bello e scorrevole che racconta la storia di un “incontro speciale” che fece Alessandro Forte, un pubblicitario alla deriva di 43 anni, abbandonato dalla moglie e in piena crisi esistenziale, che si trova per una serie di coincidenze a “perdersi” sulla strada che separa Emmaus da Gerusalemme.

L’uomo che incrocia sulla strada afferma di essere Gesù e Alessandro, dopo un rapido scambio di battute, lo liquida lapidariamente prendendolo per un artista di strada.

Ma Gesù lo chiama per nome, e Alessandro ha un sussulto, in quanto si domanda come fa a conoscere il suo nome. Non farò spoiler, ma basti dire che da qui inizia non solo un dialogo, ma una relazione che si trascina fino all’ultima punta di inchiostro di questo magnifico testo.

Non volendo proporre un testo religioso, Farinotti racconta una “storia vera” realmente accaduta che non ha la pretesa di parlare “della Fede Cristiana”, o “della Fede Islamica”, ma “della Fede” in quanto tale. 

Nel testo lo stesso Gesù precisa che l’immagine da lui assunta per mostrarsi ad Alessandro è puramente funzionale, un mezzo per aiutare Alessandro ad associarlo con ciò che esso rappresenta: “A Calcutta” afferma Gesù “Probabilmente mi sarei fatto vedere con sembianze differenti“.

Alessandro come detto è un pubblicitario, e per questo il suo interlocutore, usa il suo stesso metodo comunicativo, fa infatti si che gli passino davanti dei flashback della sua vita, come in una rappresentazione figurativa, di eventi, ma soprattutto di affetti che lo hanno fatto diventare l’uomo che oggi è.

In conclusione il testo si propone di mostrare la grande “liquidità” e le illusioni del mondo moderno che gli vogliono far credere che è un fallito.

Bella l’ironia data dall’incredulità del protagonista, che porta il lettore a un approccio piacevole, reale e rilassato, che non può che portare il lettore a immedesimarsi in un incontro che credo tutti (credenti e non) vorremmo avere.

Vincitore del premio Maria Cristina nel 2006, e del premio San Vidal nel 2005 è un testo che certamente non può mancare nella nostra popbook.

Eugenio Merrino

Pubblicato in data 09/07/2010 su: Araldo Abruzzese

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