Pillola 486: SCUSA MAMMA, HO SBAGLIATO POSTO… Di Gabriele Cianfrani

In merito a quanto stabilito dall’attuale ministro della salute Roberto Speranza sull’aborto, ripropongo il testo di un articolo presente su un altro mio spazio internet, ma che probabilmente chiuderò. Questo è il motivo per cui il testo inizia con l’evento del 22 gennaio 2019.

È chiaro a tutti che è possibile, appunto da quanto stabilito ultimamente (intervento dello stesso ministro della salute su Twitter in data 8 agosto 2020), procedere con l’aborto farmacologico (pillola RU486) fino alla nona settimana. Per alcuni versi non mi interessano neanche i «confronti legislativi», ma ciò che vi è di fondo riguardo a precise scelte, anche se un minimo di confronto seguirà nel testo.

Sinceramente, il ministro parla di «linee guida basate sull’evidenza scientifica», ma sarebbe doveroso spiegare quali siano queste evidenze, altrimenti si corre il rischio, come spesso accade, di utilizzare l’espressione «evidenza scientifica» in maniera non solo non evidente ma anche del tutto vaga, o peggio, ambigua. 

                                                                                 ***

Il 22 gennaio 2019 il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo ha firmato una legge che prevede l’aborto anche dopo 24 settimane di gravidanza. Del resto è una legge simile – ma non uguale – a quella italiana (legge n.194 del 22 maggio 1978, ratificata nel 1981), anche se quella italiana prevede la possibilità di abortire dopo i 90 giorni solo per motivi terapeutici, quando vi siano rischi per la salute psichica della madre o insorga la minaccia di malattie e di malformazioni del nascituro – e da questo non si escludono affatto manipolazioni, o meglio, queste risultano essere in numero notevole.

In poche parole, ciò permette l’uccisione del nascituro senza alcun limite di tempo, l’importante è che non sia ancora uscito dal grembo materno. Ora, questa legge, che rievoca la sentenza del 1973 per la legalizzazione dell’aborto (Norma Leah McCovery alias Jane Roe vs Henry Menasco Wade), si presenta come una vera conquista per i diritti della donna e per la tutela della vita in generale… Fino a questo punto, nonostante l’aborto sia «intrinsecamente» azione cattiva – anche i dati scientifici parlano chiaramente –, pare ci sia una sorta di proporzionalità, tra la tutela di una vita e l’eliminazione di un’altra.

Ma il punto è che ci si ritrova dinanzi al mascheramento della realtà mediante termini volti a far credere la logicità della contrarietà, o meglio, se volessimo dirla con le parole del grande Card. Giacomo Biffi diremmo che «una volta, per fare notizia bisognava dire un’eresia, oggi invece occorre un’ortodossia».

Ebbene queste parole del Card. Biffi si possono inserire tranquillamente anche in tal contesto: il favorire la vita viene visto come antica mentalità da superare; l’impedimento della vita viene visto come la massima espressione di libertà, di quella libertà di cui l’uomo ne sarebbe il possessore assoluto. Beh, tutto questo per «tutelare» la vita…

Ma vi sono degli atti «intrinsecamente cattivi» e lo sono di per sé, ossia per il loro stesso oggetto – il mezzo con cui l’intenzione viene realizzata –, indipendentemente dalle ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle circostanze, e uno di questi è l’aborto (Cfr. Rm 3,8). Alla fine riporterò alcuni testi per l’approfondimento dell’argomento.

Senza cadere nelle solite affermazioni del «sì» o del «no» alla vita, qui non si tratta di una realtà soggetta a sua volta a interpretazioni soggettive, bensì di una realtà oggettiva.

E questo non vale solo per l’America settentrionale o per l’Asia, ma anche per l’Italia e per tutti quei Paesi che legalizzano l’aborto o lo consentano con delle restrizioni, condizioni… Ma gira e rigira sempre viene permesso. Che il tutto venga presentato con parole dolci e allettanti non ha senso, anche perché il governatore Cuomo, stando ad alcune informazioni, ha espresso che «a New York, le donne avranno il diritto fondamentale di controllare il proprio corpo».

Il fatto che vi siano casi di gravidanza difficili, sui quali occorrono studi e mezzi giusti per far sì che la stessa gravidanza si svolga nel modo più sicuro possibile è un dato innegabile, così come lo è stato in passato. Oggi si dispone di mezzi per consentire la sicurezza della gravidanza, o almeno far sì che vada incontro a un minor numero di problemi, qualora dovessero presentarsi, ma senza soppressione della vita causata da mani d’uomo.

Il testo di legge firmato, almeno per quel che sembrerebbe, è la perfetta espressione del ‘fai ciò che vuoi, sei tu il padrone’. Diversamente non può apparire, soprattutto se consideriamo una parte del testo – integralmente lo si trova su internet (qui) –, nella quale, se prima vi erano alcune condizioni per cui un omicidio poteva esser ritenuto tale, ora non più. Ecco il testo con alcune parti appositamente eliminate, che riporto di seguito:

     4                  HOMICIDE[, ABORTION] AND RELATED OFFENSES

     7  Homicide  means  conduct  which  causes  the  death of a person [or an

     8  unborn child with which a female has been pregnant for more  than  

     9  twenty-four  weeks] under circumstances constituting murder, 

         manslaughter in

   10  the first degree, manslaughter  in  the  second  degree,  or  criminally

   11  negligent  homicide[,  abortion  in the first degree or self-abortion in

   12  the first degree].

Traduzione dal punto 7 al punto 12 (sottolineato il testo che hanno cancellato):

Omicidio significa condotta violenta che causa la morte di una persona (o di un bambino non nato di cui una donna è incinta da più di 24 settimane) in circostanze che costituiscono assassinio, omicidio colposo di primo e secondo grado, o omicidio causato da negligenza criminale (aborto di primo grado o aborto autoinflitto di primo grado).

Ebbene, da questo testo evince che l’aborto era considerato, inizialmente e giustamente, un vero e proprio omicidio almeno dopo le 24 settimane, compreso l’aborto auto-inflitto.

Cosa è cambiato ora? Saranno forse cambiati i dati scientifici che affermano sempre più, a loro dispiacere, che la nuova creatura è «persona» già dallo stato di zigote? Sarà forse cambiata la linea della Chiesa, la quale afferma, sempre a loro dispiacere, che l’anima è creata subito dopo la fusione del gamete maschile con quello femminile, ossia con la formazione dello zigote? Come mai prima non si parlava di tutela della donna e ora sì? È conquista di vera libertà? È visione moderna o modernista? È progresso o progressismo rivoluzionario? Inoltre, con quelle parti di testo eliminate, se un domani una donna incinta subisse violenze e il nascituro morisse per le percosse ricevute, ella non potrà più chiedere «giustizia» per la morte del proprio figlio, semplicemente perché non sarà più considerato omicidio, né prima né dopo le 24 settimane, e il testo sopra riportato presenta forte ambiguità. 

Mi pare che l’unica cosa che sia cambiata è il voler universalmente impadronirsi di ciò di cui si è meno padroni: la vita. La tendenza è sempre questa ed è incontrovertibilmente antica tanto quanto l’uomo.

Non solo, ma dal testo di legge traspare fortemente che nella definizione di «persona», in questo caso, non rientrerebbe affatto il bambino ancora nel grembo materno. Pertanto, il nascituro, a calcoli fatti, sarebbe un essere indefinito, anonimo e insignificante.

Eh sì perché il tutto non convince affatto, dacché la formulazione delle parole godono appunto di una certa ambiguità, e a volte è proprio tale ambiguità che paradossalmente dice tutto.

Senza riportare l’origine del termine di persona come riferente a ciò che sussiste razionalmente e non esclusivamente alle maschere delle commedie teatrali – il termine persona perse il riferimento alla maschera e assunse quello di ipostasi, che in latino si traduce direttamente in «substantia, suppositum» –, il quale ha le sue origini nella Chiesa Cattolica (Concilio di Nicea I – 325 d.C.) per questioni trinitarie e cristologiche, è chiaro che la definizione stessa di «persona» si dice tanto dell’adulto, dell’essere umano nato, quanto del nascituro anche nello stato di zigote.

Noi esseri umani, prima di esser ciò che siamo ora eravamo, per un tempo, nello stato di zigote. Questo non comporta il fatto che lo zigote non sia possibile considerarlo come persona umana per il fatto che non abbia ancora facoltà intellettivamente umane in atto.

Certo, non le ha ancora, ma le avrà, le svilupperà così come è accaduto ad ognuno di noi. Ci sono poi dei casi difficili, sui quali non è bene che ci si esprima superficialmente, ma ciò non esclude il fatto che si parli sempre nell’ambito della natura umana, che in tal caso ha carattere personale. Noi siamo attualmente ciò che prima eravamo potenzialmente, e la potenza è ordinata al «suo» atto.

Le parole del testo di legge parlano chiaro: fino a quando il bambino restasse nel grembo materno e morisse a causa di azioni criminali esterne, ciò non costituirebbe un omicidio, dacché il bambino – deducendo dal testo – non sarebbe considerato come persona integralmente

Se proprio volessimo essere precisi il bambino, stando al testo sopra riportato, non sarebbe proprio considerato come rientrante nella «natura umana», dato che la parola «omicidio» viene dal latino homicidium, che vuol dire «uccisione di uomo», e l’aborto non rientrerebbe nell’omicidio. 

Inutile negarlo, da ciò evince che il tutto non è tanto per la ‘tutela’ della donna quanto per una volontà libertaria autodeterminante, che tenta sempre più di impossessarsi autoritariamente di ciò che più di tutto possiede solo come verità ricevuta e non causata da sé e per sé: la vita.

Nel caso in cui la donna avente nel suo grembo il feto assumesse farmaci a causa di una patologia e questi causassero il decesso del medesimo (aborto terapeutico), non ci sarebbe colpa poiché l’azione non sarà stata quella di uccidere il feto (aborto procurato o diretto), ma di curarsi, per cui non si tratterà di aborto diretto ma indiretto, e l’azione sarà stata lecita.

Alle volte vi sono casi in cui le madri decidono di non curare se stesse per non causare nemmeno collateralmente la morte del figlio in grembo, ad esempio Gianna Beretta Molla (medico), che è divenuta santa per questo, ma anche Chiara Corbella Petrillo – certo, queste sono scelte e non sono imponibili. Inutile esprimere che per la Chiesa Cattolica l’aborto è peccato mortale per l’intrinsecità cattiva dell’atto e stabilisce che la vita è un dono di Dio.

Basta leggere i primi versetti del primo capitolo del libro di Geremia. Tuttavia, anche volendo prescindere da ciò, non è possibile non guardare al pronunciamento della scienza empirica, quella sperimentale, come accennato sopra.

Inoltre, per chi ancora volesse sostenere il decidere del momento in cui, nel grembo materno, la creatura «divenga» persona umana, ciò viene smentito non solo dai dati antropologici, ma da quelli scientificamente empirici!

All’origine di un essere umano si trovano due cellule «specializzate», dedicate alla funzione generatrice: il gamete femminile (ovocito) ed il gamete maschile (spermatozoo). Circa 20 ore dopo il rapporto sessuale, la testa dello spermatozoo è penetrata nel plasma della cellula-uovo (singamia), al cui nucleo si sta avvicinando con decisione per fondere il proprio materiale genetico con quello della cellula-uovo. Questa fusione, della durata di 20 ore circa, porta alla costruzione di un nuovo sistema genetico con i suoi 46 cromosomi.

Verificatasi la fusione, siamo in presenza di una cellula nuova, lo zigote. Questo nuovo essere non è la semplice somma dei codici genetici dei genitori. È un essere con un progetto e un programma nuovi, che non è mai esistito e non si ripeterà mai.

Questo programma genetico (genoma) assolutamente originale individua il nuovo essere, che d’ora in poi si svilupperà secondo esso. Pertanto, ci si trova dinanzi ad una nuova identità che non è semplicemente una messa insieme del materiale genomico dei genitori! E questo è straordinario.

Nel nuovo programma genetico sono determinate le caratteristiche del nuovo individuo, dall’altezza al colore degli occhi, fino al tipo di malattie ereditarie a cui andrà soggetto.  

Inoltre, a 18-25 giorni dopo il concepimento il cuore della nuova creatura batte già; a 6 settimane vi è possibilità di misurare le frequenze delle sue onde cerebrali; a 8 settimane gli organi interni sono formati e inizia anche a percepire il dolore, il calore, la luce, i suoni. Prima dell’undicesima settimana gli organi vitali sono tutti formati.

Non a caso il ginecologo ateo e materialista Bernard Nathanson (1926 – 2011) divenne un grande sostenitore della vita a seguito della ecografia, che permetteva di riprendere l’aborto ‘in diretta’.

Ciò fu determinante affinché Nathanson, nel 1984, diresse il documentario The Silent Scream (Il grido silenzioso), in cui viene mostrato un aborto ripreso mediante ecografia, durante il quale il feto sente un terribile dolore per ciò che gli stanno praticando Non solo, ma nel documentario vengono mostrati anche resti di feti abortiti (per dare un’occhiata, anche se alcune immagini sono abbastanza forti… ma vere: qui e qui) e di come si sentano le donne che hanno abortito, per aver ucciso il proprio figlio e non tanto per questioni di salute, dato che se queste ci fossero, andrebbero valutate attentamente e stabilire se rientrano nell’aborto diretto o in quello indiretto.

Inoltre, le procedure per l’aborto entro il primo trimestre sono: l’aspirazione endouterina o la dilatazione del canale cervicale e raschiamento uterino. Dopo il primo trimestre, di solito, di utilizza la dilatazione cervicale e svuotamento dell’utero con pinza e anelli.

Ora, che si tratti dell’America settentrionale o dell’Italia, l’aborto resterà sempre, oggettivamente parlando, un vero omicidio: l’omicidio è la morte di una persona umana causata da un’altra persona umana; l’aborto (procurato) è morte di una persona umana causata da un’altra persona umana; dunque l’aborto è omicidio.

Che in Italia sia illegale ma consentito in base ai punti dell’art.6 della legge 194, per il fine «tutelante» la salute della donna, non giustifica l’aborto stesso poiché esso è sempre espressione di morte di una persona umana, quale è il nascituro, ed è sempre omicidio.

Se in Italia vi sono due leggi contrarie (contro l’omicidio ma a favore dell’aborto e dunque a favore dell’omicidio), seppure quella dell’aborto con restrizioni ma non giustificanti l’intrinsecità cattiva, in America settentrionale, e in tal caso a New York, il problema viene drammaticamente risolto col fatto che non si dice omicidio nel caso del nascituro fino a quando resti ancora nel grembo materno.

Questo implica di conseguenza che il nascituro non viene considerato come «persona». È appunto questo uno degli aspetti più evidenti.

Ciò che prevede la legge americana rispetto a quella italiana è un passo in avanti, ma negativo. Tante sono le manipolazioni in merito a questo atto omicida che superano enormemente i casi di vera tutela della donna, e penso che questo sia risaputo.

Ma la tendenza, purtroppo, è sempre quella della autodeterminazione svincolata, la quale vuole prescindere a tutti i costi – ma a propria enorme rovina – dalla legge naturale, insita in ogni persona umana presente su questo pianeta, per il fatto stesso di essere «umano», per cui di natura ragionevole. 

Ciò che magari ci si potrebbe aspettare è che un domani neanche l’essere umano già nato sia considerato persona, ma un semplice essere vivente, un semplice mammifero o una semplice macchina biologica, a differenza della Chiesa, la quale ha sempre dichiarato e sempre dichiarerà la dignità infinita e unica di ciascuna persona umana, dall’inizio del concepimento fino alla morte, preferibilmente non per omicidio. 

È strano anche il fatto che lo stato di New York favorisca una sorta di pena di morte e la favorisca in questo modo a persone che assassini non sono poiché non ancora in grado di compiere un atto responsabile, o forse per l’unica responsabilità di trovarsi nel grembo materno. 

Ciò che sta alla base di questa critica (negativa) non è tanto il fatto che sia spuntato fuori l’aborto nello stato di New York con le evidenti dinamiche – anche in Italia è consentito l’aborto come riporta la legge n.194, seppure di per sé è illegale –, ma il fatto che in nome dell’aborto come tutela della persona della donna sia messa in grave pericolo la persona umana nella sua totalità, compresa la donna! Non ci sono solo le donne di oggi, ma anche quelle del futuro, ammesso che sia permesso che nascano.

Che vi siano stati dei passi avanti è innegabile, ma verso il buio, in quanto se escludessimo la morte di un bambino/a non ancora nato/a come conseguenza di un atto compiuto da una persona umana esterna dalla categoria «omicidio», questo comporterebbe inevitabilmente che la creatura nel grembo materno non sia persona umana, ma un ente qualsiasi.

Per concludere, si giunge a due estremi: l’uomo come creatore o l’uomo come creatura. Che l’uomo sia creatore è cosa a dir poco assurda, per ciò che implica il significato della parola «creatore», nonostante se ne sentano tante: «abbiamo creato»; «è stato creato…»; «ho deciso di creare» ecc. L’uomo «realizza», ma non può «creare», al massimo può «procreare». 

Insomma, per come la si voglia portare avanti, l’uomo non si è dato l’essere da sé e di conseguenza la vita non può darsela da sé, ma può solo riceverla… e da un Creatore! Pertanto, l’uomo non può ergersi al posto del Creatore. Ne verrebbe fuori la rovina dell’uomo stesso dacché andrebbe contro se stesso, contro la sua natura «creata» e non «creatrice».

Certamente l’uomo è libero di disporre di sé, ma la libertà è propria delle creature razionali. Potrebbe anche ergersi al posto del Creatore, come già successo in passato.

Ma non si incolpi Dio al verificarsi di tanti mali che saranno e che alcuni sono già.

L’uomo è responsabile dei propri atti ed è sin dal principio chiamato ad essere non il padrone assoluto del creato, ma il custode (Cfr. Gen 2,15), e in tale custodia rientra anche e soprattutto quella della vita umana (Cfr. Gen 4,9).

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