Pentateuco e le implicazioni nella Torah – A cura del dott. Gabriele Cianfrani

Col termine «Pentateuco» si indicano i primi cinque libri della Bibbia. Comunemente chiamati anche come i «libri di Mosè», ma ricerche bibliche hanno fatto emergere che non si tratta di libri scritti direttamente da Mosè, poiché sono state trovate precise fonti da cui la redazione del Pentateuco. La suddivisione in cinque libri risalirebbe verso il IV sec. a.C.

La parola «Pentateuco»viene dal greco hē pentateuchos biblos, ossia «libro dei cinque rotoli». In effetti tradurre la «Pentateuco» con «cinque libri» non è molto corretta dacché dovrebbe essere tradotta con «rotoli», per cui «i cinque rotoli».

In ambito ebraico il Pentateuco è letteralmente «fondamentale», a tal punto che lo stesso viene denominato Tōrāh, che di solito si traduce con «legge». Ma anziché «legge» sarebbe meglio se si traducesse con «istruzione».

Certamente nei cinque rotoli è contenuta la Legge, ma questa non è fine a se stessa, dato che istruisce Israele riguardo alla vita che si trova in Dio (Cfr. Dt 32,47). Dunque con il termine Tōrāh si indicano i primi cinque libri (rotoli) della Bibbia. Ma la divisione della Bibbia ebraica è la seguente: Tōrāh (i cinque rotoli), Něbī’īm (i profeti) e Kětūbīm (gli scritti), abbreviata TaNaKh.

Ora, noi sappiamo che il Pentateuco è composto da Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Ciò è vero, tali titoli rispecchiano perfettamente il contenuto dei rotoli, ma nel mondo ebraico non sono denominati in questo. Nel mondo ebraico la denominazione coincide con la prima parola di ogni rotolo, per cui avremo: Bereshit (běr’ēšīt, ossia «in principio»), Shemot (wě’ellaeh šěmōt, ossia «e questi sono i nomi»), Wayyqra (wayyqrāh, ossia «ed egli chiamò»), Wayyedabber (wayyědabbēr, ossia «ed egli parlò») e Debarim (‘ellaeh hadděbārīm, ossia «queste sono le parole»). Dunque se dal lato greco e latino i cinque rotoli del Pentateuco presentano nomi che rimandano al contenuto, dal lato ebraico i nomi rimandano alle prime parole di ogni rotolo.

Che la Legge risalga a Mosè, nonostante risultati biblici mostrano che la redazione dell’intero Pentateuco non è da far risalire a Mosè, è riportato proprio nel Deuteronomio, precisamente in Dt 4,14 e 31,24-27.

Importante in Dt 4,13 in cui sono menzionate le dieci parole (Decalogo) scritte su due tavole di pietra, e in Dt 32,47 è riportato che tutte quelle parole pronunciate da Mosè non erano parole senza valore, ma costituivano la vita stessa di Israele, in quanto erano parole derivanti da Dio. Ed è questo un dato molto importante: le parole di Dio che Mosè pronunciò in favore del suo popolo non sono dei comandamenti fini a se stessi, ma parole piene di vita e per questo sono appunto comandamenti.

Da qui il chiarimento che non si tratta di un «fare per il fare», ma di un «fare per vivere». Ma ciò rimanda anche al discorso dell’agire umano, al discorso «morale».

Non si tratta di eseguire semplicemente ordini per far piacere a Dio, dato che la relazione di Israele con Dio è maggiormente una relazione di «vita» e allontanarsi da Dio è allontanarsi da colui che è il Creatore e che dà la vita.

Non solo, ma è proprio Dio ad aver plasmato l’uomo (Cfr. Gen 2,7) e nessuno più di Dio, che ha condotto Israele fuori dalla schiavitù d’Egitto (Cfr. Es 20,2; Dt 5,6), può condurre Israele stesso verso la «vita» e far sì che la trovi. A questo punto il Decalogo stesso diventa ancor più imperativo dato che ogni parola del medesimo contiene «vita».

Ma quale sarebbe questa «vita»? Cosa fa sì che ci sia? La risposta si trova in una parola: Alleanza. Essere nell’Alleanza con Dio equivale a stare in questa relazione vitale; non essere nell’Alleanza equivale a stare in una relazione di morte. In altri momenti si cercherà di riportare il significato della parola «alleanza».

Dunque la Tōrāh, che indica il Pentateuco, è davvero quella parte della Scrittura fondamentale che esprime il rapporto tra Dio e Israele, e nei primi undici capitoli della Genesi il rapporto tra Dio e l’uomo. Pertanto, il Pentateuco, presenta una luce particolare, dato che proprio in esso vi è il momento fondante di tutto Israele: l’Alleanza sul Sinai.

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