Pensiero emergente e spunti per un allargamento del pensiero – A cura di Marco Velati

Tratte dal web con mie considerazioni

Emergentismo è la filosofia che ritiene che i fenomeni mentali siano proprietà emergenti del cervello.

Da questo deriva che l’emergenza è legittima categoria esplicativa del reale e viene applicata a tutto. Viene rifiutato il dualismo ontologico e il riduzionismo e gli emergentisti  condividono l’evoluzione naturale e la teoria gerarchica del reale. Questa posizione vuole essere intermedia tra l’oggettivismo scientista e il soggettivismo umanistico.

Il concetto di base è che c’è qualcosa che fa sì che una totalità  sia maggiore della somma delle parti. Esisterebbe un quid emergente. Dagli anni venti si crede che tutti i fenomeni emergenti siano a sviluppo spontaneo e processuale e generati dalla interazioni delle parti.

Si fanno distinzioni su processi che portano a strutture nuove da quelle esistenti prevedibili con emergenze derivanti da fenomeni imprevedibili.

In tempi recenti il concetto è passato a studi sulla complessità/cibernetica vedendo come esista una organizzazione spontanea che emerge dalle iterazioni di unità disordinate e disorganizzate. Questa auto-organizzazione,dicono,si sviluppa quando un sistema complesso si trova in equilibrio in una condizione detta “margine del caos.

Con posizioni più filosofiche  ci sono molti personaggi tra i quali: J.Margolis+E.Morin(posizioni sistemiche!)+K.Popper….e tutti concordano  come la mente sia un fenomeno emergente associato al funzionamento del sistema nervoso.

Oggi l’interesse è legato a nuove discipline, alla computazione(procedure generative+giochi+vita artificiale,automi cellulari,intelligenza collettiva… )la computazione in parallelo contro quella seriale(gruppo PDP).

Quindi alla fine è conclamato che le reti neuroniche del nostro cervello lavorano secondo schemi non lineari e quindi,aggiungo io, elaborano  non certamente secondo schemi logici o razionali a blocchi come pensiamo di fare.

Significa che se vogliamo una visione “più ampia“ dobbiamo trovare il modo di utilizzare il cervello nel suo modo proprio di funzionare cioè”lasciandolo lavorare”.Assodato ciò dobbiamo però permettere allo stesso di operare in un Campo Informativo “adeguato” a quanto ci prefiggiamo di trovare.

> Con una metafora  si può forse dire che l’unico modo di pescare che dia risultati è la rete? Oppure si usano altre cose quando si vuol prendere un certo tipo di pesci? Questo significa che logica, razionalità…non vanno accantonate per sviluppare un sistema di pensiero emergente quando ci siano le condizioni adatte per applicarle.

Inoltre non siamo realmente padroni dello strumento pensiero emergente in quanto ne abbiamo solo capito l’esistenza e ne abbiamo sperimentato gli effetti quando parliamo di intuizione,illuminazione o simili.

I tempi per la comprensione istintiva sono di gran lunga più brevi di quelli della comprensione razionale. C’è il rischio che l’ utilizzo di un sapere comune da internet rimanga come memoria a breve deprimendo la possibilità di una comprensione più articolata?Cioè si ragiona di meno, ma si sa di più??

SPUNTI  CIRCA LE MODALITA’  DI PENSIERO:

La ripetizione come elemento di comprensione,utilizzo di modelli ,diagrammi, simboli,della astrazione per semplificare,della iterazione e ricorsione per raggiungere il concetto,ridurre attenzione e focalizzare su concetto,accentuare attenzione e attendere l’intuizione,impostazione degli obiettivi ,utilizzo del dialogo e confronto….

SPUNTI FILOSOFICI

Ogni pensiero è sempre pensiero di qualcosa(Parmenide),Non è possibile distinguere l’atto del pensare dall’oggetto pensato(Parmenide).Rivelare la realtà sotto la superficie degli inganni(idem).Pensiero incentrato sul dubbio(Socrate e poi Cartesio).Modalità di pensiero : intuitivo=idee e logico dialettico=ragionamento(Platone).

Desiderio di origine,mondo delle idee,uomini condannati a insoddisfazione(Platone).Idee sono meta del pensiero(Platone).Il divenire quindi non –essere è pensabile(Platone).Due fasi intuizione e logica(Aristotele).

CONSIDERAZIONI e SPUNTI:

C’è tendenza a  esternizzare  il pensiero.Le idee sono il fatto che rende possibile il nostro pensiero?esistono idee fuori da noi?Pensiero è un fatto al di fuori del tempo.Il pensiero possiede la mente e non viceversaIl pensiero soggettivo non può essere trascendentale perchè crea il mondo soggettivo.Se riduciamo la realtà esterna ad un prodotto della mente allora la realtà oggettiva non esiste in modo assoluto, ma ne esistono infinite in infiniti tempi.

L’intuizione è forma estrema e immediata del sapere?L’Essere e il pensare coincidono?esiste pensiero separato dall’Essere?Si dice che il pensiero viene dall’Essere come individualità inconscia. Quindi se l’inconscio si evolve allora anche il pensiero lo fa.Assodata l’esistenza di un pensiero inconscio dobbiamo subirne i prodotti?

Mi sorge una domanda operativa:Se questa fabbrica di pensieri utilizza materiale vario  potremmo  nutrire in modo indiretto questa fabbrica attraverso un auto-addestramento fornendo materiale pre-assemblato(somma di informazioni correlate)? Pratica rischiosa se quanto forniamo è un prodotto della ragione(dogma religioso, politico…) meno rischiosa è invece  la presa di coscienza dei nostri meccanismi,quindi di noi stessi,come pulsioni,comportamenti,condizionamenti così da  modificare le basi stesse del pensiero inconscio che produciamo con un meccanismo di feed-back continuo.

Ciò che forniremo saranno domande aperte per permettere alla intuizione di spaziare su terreni ulteriori. L’intuizione è frutto di una mediazione tra varie informazioni dove l’emergere della intuizione stessa ha meccanismi complessi(forse si può spiegare fisicamente con la teoria dei grafi,dei potenziali di soglia o altro ancora)

Parlando di pensiero e di filosofia si arriva a parlare della ricerca di verità e questa ricerca trascina con sé altre domande.Una sintesi come tante  è  Verità = confutazione errore, ma esiste?Come valutare le verità contestuali che non hanno pensiero dietro mentre è il pensiero che ne motiva l’esistenza?Pensare significa essere nella idea?Ci sono pensieri dei quali non abbiamo coscienza.

L’”io penso” trae le leggi da se stesso e non dal mondo(Kant)

Io penso è funzionale al molteplice attivandosi quando riceve dati

Il pensiero non è quantificabile, ma è atto inconscio e intuitivo che ponendo se stesso crea il mondo(soggettivo)

Molte realtà che noi crediamo esistano come fatti concreti si rivelano essere proiezioni del pensiero al di fuori di noi quindi sono realtà interiori.

Aspetti della parola nel pensiero: si pensa per parole e quindi queste possiedono il pensiero?

L’uomo cosciente non è padrone dei sui pensieri. Vi è autonomia dell’inconscio

Più scaviamo nella visione del pensiero e maggiori sono le domande che ci faremo.

Se vediamo il comportamento dell’uomo questo dipende dalla visione del mondo e questa visione dipende  dalle impostazioni del suo pensare.

Freud dice che la psicanalisi guarisce in quanto vi è un cambiamento nella consapevolezza dei processi di pensiero che prima lo condizionavano a sua insaputa ,quindi CONSAPEVOLEZZA dovuta alla CONOSCENZA. Io commento che l’essere non è conoscenza ne consapevolezza solamente;queste sono successive alla emergenza  degli aspetti emotivi. Se riflettiamo sui meccanismi di pensiero ne troviamo tantissimi:Logica(punti fermi,sequenze,analisi lineare),ragione, schematico(grafi), deduttivo,induttivo,intuitivo/emotivo,pensiero emergente. E ancora :La sintesi,la concettualizzazione,la semplificazione e riduzione,l’attrattore della semplicità fino a quelli di una classe antecedente come la Visione duale .

Torno alla visione del Cervello come macchina delle connessioni e quindi ci sono vantaggi di una conoscenza ampia ma  superficiale nei confronti di una specifica? Dobbiamo avere  la predilezione per vedere  le connessioni,le relazioni e non le cose. Già,ma come?

Pensiero buddista di estraneazione è vincente? La Visione del non-sense è vittoria o coscienza della oggettiva impossibilità di cogliere la realtà e scorciatoia per staccarsene assieme alla sofferenza? 

Tutto il discorso dall’inizio e anche quest’ultima considerazione danno l’impressione di dubbi e forse la necessità di un passo indietro,un ripensamento circa quanto detto.

Non è così,chi si appresta ad un lungo viaggio deve avere la possibilità di fermarsi e di capire se tutto quanto si è portato appresso gli potrà essere utile ed eventualmente abbandonarne una parte a favore delle aspettative di quel nuovo che è la ragione del viaggio.

Egli potrebbe rendersi conto di essere attaccato alle proprie certezze e che quanto gli si sta palesando sia troppo per le sue forze. Il momento dell’abbandono di una impresa non è per le certezze delle sue difficoltà future,peraltro ignote, ma per la paura di lasciare ciò che si conosce(che si pensa di conoscere)

Clicca sull'immagine e scopri tutti i nostri fizlosofi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto