Palomar di Italo Calvino – Recensione a cura di Francesca Carcaterra

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Ho scoperto Calvino. Il  2020 sarà l’anno della lettura dedicato a questo scrittore contemporaneo italiano, che a mio parere merita  di essere letto con attenzione e soprattutto studiato di più a scuola.

È la volta di Palomar, pubblicato nel 1983. Mi ha incuriosito già dal titolo che potrebbe avere un significato traducendo da una lingua straniera ma in realtà è solo un personaggio, un signore normale con moglie e una figlia ma dietro questo signore taciturno e osservatore c’è Calvino stesso. Lo ritroviamo nell’osservazione, nei silenzi, nei luoghi visitati citati che sono i suoi, le città dove Palomar vive sono le sue. Si intravede, si intuisce ma non si scopre Calvino/Palomar, Palomar/Calvino.


La scelta dell’immagine della prima pubblicazione è sua: Disegnatore della donna coricata di Durer; ben rappresenta il concetto dell’intero romanzo: riprodurre ciò che si vede, ciò che si sente, il più fedelmente possibile dopo averne ricercato l’essenza più intima. Non ho le competenze, né la preparazione per poter analizzare e spiegare le caratteristiche tecniche del testo, non amo neanche farlo, ciò che più mi ha colpito è stata la profondità delle riflessioni, l’accuratezza del pensiero nel momento in cui sorge, si costruisce e dipana i suoi mille perché in ogni dove. Succede a molti di noi.

Come lui stesso lo definisce nelle Lezioni Americane, Palomar “è una specie di diario su problemi di conoscenza minimali, vie per stabilire relazioni col mondo, gratificazioni e frustrazioni nell’uso del silenzio e della parola.”
Diviso in tre parti con 27 racconti nei quali Palomar analizza ogni più piccolo dettaglio per tentare di riportarne fedelmente la reale visione.


Palomar è silenzioso per scelta, si morde la lingua tre volte prima di dire ciò che pensa, ma lascia passare il momento e così lui non parla più da tempo. Ma osserva, sa, vede, si confronta. Senza proferire parola è seguito ancora oggi da chi cerca, al di là delle cose, della morale comune, della visione appiattita delle società in cui viviamo, il senso profondo di ciò che si vive e di ciò che ci circonda. Palomar nonostante la morte è colui che vive la vita in perenne ricerca “ Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza. Non è ancora arrivato», questo è Palomar/ Calvino così come lui stesso lo ha definito.


Dei 27 racconti mi preme segnalare : il seno nudo (falsi moralismi) gli amori delle tartarughe (faticoso accoppiamento) la pancia del geco (ciò che sembra non è) il museo dei formaggi (quando sfugge il tuo momento quindi carpe diem) il gorilla albino (essere diverso) la pantofola spaiata (tenerissimo), del mordersi la lingua (da mettere in pratica), come imparare ad essere morto (capire finalmente).


Calvino rende particolare la stesura del libro, alla fine del testo spiega il significato delle cifre che numerano i titoli dell’indice, idea geniale per segnalare le aree tematiche, le esperienze. Esperienze  che solo leggendo si aprono come vere visioni agli occhi del lettore più attento.

Francesca Carcaterra

bussolaculturale@hotmail.com

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