Non morale della vita, ma vita morale a cura del dott. Gabriele Cianfrani

La parola «morale» deriva dal latino mos (costume) e dal greco ἦθος (etos, ossia «costume»). Nonostante la derivazione dal latino e dal greco differiscano per delle sfumature, ciò che è possibile cogliere sin da subito è che la morale riguarda tutto ciò che rientra nella condotta di vita, nel comportamento, tutto ciò che ha a che fare della vita «concreta» della persona e in riferimento a ciò che fonda la vita stessa della persona.

In poche parole la morale è strettamente legata all’«atto» umano. Espressioni del tipo: «non farmi la morale»; «sei un moralista»; «la morale è soggettiva» ecc., spesse volte son poste fuori contesto e per questo il riferimento è sbagliato.

Questo emerge soprattutto quando si trattano argomenti di «fede». Ma in tal caso la morale è una disciplina ben precisa, che è parte della Teologia, che è una scienza.

Un passo illuminante di san Paolo: prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata.

Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vie siete rivestiti di Cristo (Gal 3,23-27).

Un passo mirabile che chiarisce anche che la fede non è soltanto «credere», non è soltanto un «atto umano», ma è anche quella «filiazione divina» mediante l’Unigenito di Dio, mediante il Figlio, per questo si può fortemente affermare che quanti sono stati battezzati sono resi «figli nel Figlio». Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che: la fede è un dono di Dio, una virtù soprannaturale da lui infusa (n. 153). Ma la fede è una virtù teologale – come la speranza e la carità –, che è appunta infusa da Dio nel momento del Battesimo, e allora nel momento in cui si parlerà di fede in quanto virtù teologale questa rimanderà alla nuova creatura in seguito al Battesimo, partecipe della natura divina (Cfr. 2Pt 1,4).

Ma cosa c’entra questo con la morale, o meglio con la teologia morale? Ebbene tutto ciò è molto importante sia perché abbiamo richiamato le «virtù» sia perché abbiamo richiamato la «fede» in seguito al Battesimo, per cui la teologia morale è «quella parte della Teologia che ha come oggetto l’intelligenza della vita dei fedeli in Cristo, che mostra anche l’altezza della vocazione della vita cristiana».

Per questo è incluso, nella vita cristiana, un  vero dinamismo nella fede in riferimento agli atti del cristiano corrispondenti il disegno di Dio, in piena libertà, la quale trova il suo apice in colui che ci ha partecipato la libertà stessa: Dio. Pertanto, la teologia morale ha un campo d’indagine ben preciso, il quale consiste nella concretezza della vita cristiana e attraverso le «virtù», che guarda alla Legge nuova come il pieno compimento della Legge antica (Cfr. Mt 5,17), senza alcuna abolizione – altrimenti non ci sarebbe neanche la Legge nuova.

Ed è proprio la Legge nuova delle «Beatitudini» (Cfr. Mt 5,3-12), quel meraviglioso «Sermone della montagna» che rappresenta, seguendo lo stesso sant’Agostino, la «magna charta» della vita cristiana, ossia il modello perfetto della vita cristiana. E questo rientra pianamente nell’indagine della teologia morale, poiché Dio ha detto: «Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo» (Lv 19,2).

In merito, la segnalazione di un testo molto utile e davvero ben fatto: COLOM, E. – RODRIGUEZ-LUÑO, A., Scelti in Cristo per essere santi. I. Morale fondamentale, EDUSC, Roma 20163.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto