Niccolò Cusano: un ponte tra il medioevo e il rinascimento a cura di Roberto Muliere

Nikolaus Krebs, meglio noto con il nome latinizzato Niccolò da Cusa (Cues era la sua città natale), conduce il pensiero medievale alla sua conclusione, riunendo insieme in un’unità originaria, i motivi essenziali del Medioevo, legati alla tradizione neoplatonica, seppur distaccandosi dalla eloquentia degli umanisti e dalla disputatio degli Scolastici, guidandoli al trapasso verso il pensiero moderno.

Il metodo matematico nella sua valenza analogico-allusiva è alla base della conoscenza che per Cusano diventa una “docta ignorantia“.

Sapere è ignoranza, perchè, muovendosi all’interno dei rapporti di comparazione, esso rimane essenzialmente al di sotto delle sue pretese, dando luogo appunto ad una “docta ignorantia” ovvero una ignoranza istruita da se stessa.

Queste le parole di Cusano per chiarire il precedente concetto: <<L’intelletto che non è la verità non comprende mai la verità tanto precisamente che essa non possa essere compresa ancor più precisamente all’infinito, poiché si rapporta alla verità come un poligono inscritto nel cerchio, il quale, quanto maggiore è il numero dei suoi angoli, tanto più simile diviene al cerchio, ma non può mai essere portato all’uguaglianza con esso, nemmeno se moltiplicassimo gli angoli all’infinito>>.

Alla base della ricerca della verità è sempre opportuno che si faccia un rapporto tra il certo e l’incerto, tra il noto e l’ignoto, tra il finito e l’infinito.

Nell’ambito della conoscenza di cose finite il giudizio conoscitivo è sempre possibile, nonostante diversi gradi di difficoltà, mentre nel caso di indagine di cose infinite, essendo slegate da rapporti di proporzionalità, l’ignoto ci rimane tale.

La consapevolezza di tale strutturale sproporzione fra mente umana (finita) e l’infinito, cui essa tuttavia tende e anela, e la connessa ricerca che si mantiene rigorosamente legata a tale criticità, costituisce la “docta ignorantia“.

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Un pensiero su “Niccolò Cusano: un ponte tra il medioevo e il rinascimento a cura di Roberto Muliere

  1. I padri della meccanica classica, relativistica e quantistica, ancora oggi sono d’accordo con questo pensiero di Cusano: io no.
    Le mie riflessioni scientifiche mostrano che il principio d’indeterminazione della meccanica quantistica, da estendere a tutta la Fisica e all’intera Conoscenza, come hanno detto Max Born e Niels Bohr per l’indeterminatezza delle misure strumentali, invece, è dovuto anche e soprattutto all’indeterminatezza del modello teorico che non potrà mai rappresentare il “reale naturale”. Questo anche se l’attuale modello teorico di punto materiale viene integrato, per correggere gli attuali errori secolari:
    a) per la statica introducendo la distanza del centro di massa dal piano di riferimento;
    b) per la dinamica considerato non più punto materiale, ma corpo rigido con i suoi assi principali d’inerzia.

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