Nella Balena di Alessandro Barbaglia – Recensione a cura di Maria Elena Bianco

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“Perchè la vitadi bello non ha le forme, non ha le noiose ripetizioni di schemi geometrici. Ha il fatto che ogni tanto straripa, tracima, esce dal suo letto placido, trasporta in territori imprevedibili. Se tutto stesse nelle forme saremmo fregati, sai Herman? Perchè l’amore è il primo deforme, perchè l’amore deforma la vita. L’amore non definisce: indefinisce. Non è forse questo l’amore: il più grande degli indefiniti? L’amore è solo un altro tipo di lotta.”..Nella Balena è un romanzo poetico.Dentro metafore e poesia troviamo Herman, figlio dell’Uomo Elefante e della Donna Sirena,  troviamo il Circo, troviamo Cerro, figlio di Emilio ed Caterina e troviamo la balena. Lei, la Balena, protagonista su due livelli: materiale e metaforico.La Balena del romanzo è davvero esistita, Goliah, arrivó a Torino nel 1954. Ad un fatto vero Barbaglia lega diverse storie tutte legate al passaggio della balena ma in qualche modo indipendenti, storie colorate, emozioni di vita comunque legate anche se avvenute in tempi e modi diversi. La Balena peró è anche sogno ancestrale, di Herman ma non solo. Ci si riscopre circensi in certi passi. Grazie alla favola di Pinocchio, chi non ha sognato essere dentro la pancia della Balena? È anche metafora di vita. La balena ha in se due opposti: la meraviglia per la maestosità e la paura per la sua mostruosità. Non è forse alternarsi di meraviglia e paura la vita? In un palleggio continuo tra presente e passato, in un gioco raffinato e circense di parole con le parole Barbaglia in fondo regala una favola, a mio avviso. È la mia prima volta con Barbaglia e devo dire che subito la particolarità delle scrittura mi ha disorientato, poi ad una seconda lettura mi son fatta prendere la mano dalle parole ed è stato stupore.

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