“Morgana” di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri

Ed eccomi qua. La dodicesima Morgana. (Che storia la mia e le vostre! Sento nell'aria l'eco delle vostre voci narranti, amiche mie: vi siete tolte le belle e colorate mascherine?).

Chiuso il libro “Morgana”, mi  sono da subito riconosciuta nell’antieroina arturiana, strega e fata ai limiti del soprannaturale, rendendomi conto che anch’io finalmente, dopo lunghe lotte, scontri e battaglie, morti e feriti,  possiedo poteri magici.
E ho dedotto dal prezzo delle sofferenze e dei dolori che per ottenere quelle capacità ai limiti del lecito ho dovuto scontrarmi con me stessa.

Eh già, care amiche, ho compreso che le lotte, soprattutto femminili, non sono solo quelle contro gli schemi patetici del mondo sociale, i principali scontri, quelle face to face, sanguinolente, quelle vere, importanti e decisive sono contro se stesse, contro quello specchio che ritrae un’ immagine distorta.

Lo sappiamo tutte e dico anche tutti e con tutti mi riferisco  anche ai Maghi Merlino sparsi un po’ dovunque (è giusto citare il Mago Merlino poiché è l’unico che può tener testa a Morgana), il difficile è accettarlo.
Io ci ho messo un bel po’ per capire che quell’immagine riflessa non era la mia e ho fatto appena in tempo, prima di soccombere al volere dei confini, linee, perimetri e aree, a liberarmi dall’incantesimo sociale frantumando quello specchio delle mie brame in mille piccolissimi scaglie luminosissime.

E in ogni pezzo millesimale ho visto materializzarsi la mia vera essenza,  fiera e finalmente libera. Ci ho impiegato molti anni ma, come si dice, meglio tardi che mai.

Da ciò le undici storie di “Morgana” le ho considerate sorelle poichè tutte hanno la stessa Grande Madre: la Vita con l’iniziale maiuscola.
Sono donne più famose di me, certo hanno marcato il territorio, le strade, i vicoli, gli angoli, ma io non sono da meno. Del resto la piramide è un’invenzione umana. Io ho raggiunto la cima, partendo dalle cose fatte a pezzi, della mia montagna personale e questo mi basta.
Il libro “Morgana” narra undici storie di donne che hanno creduto alle loro “visioni”. 

Donne che si sono messe in gioco in un tavolo regolato da leggi maschili senza necessariamente indossare i pantaloni anzi sfoderando le armi del famoso tacco 12.

Mi riconosco in queste donne, le vedo con chiarezza, le tocco con piacere, ne sento il loro primitivo profumo di disobbedienza in quel Eden troppo perfetto, troppo candido,  troppo tutto, troppo niente, troppo divino.
Fantastiche amazzoni del presente, meravigliose antagoniste di schiocche fiabe che le vuole protagoniste soltanto se addormentate in attesa di un bacio di un balordo principe sconosciuto, loro, le mie sorelle, rompono gli incantesimi da sole, loro sono vampire di vita, streghe che rinascono dal rogo in cui le hanno bruciate.

Sorelle mie.
Non guardano ma indietro, non si sporgono troppo in avanti, rimangono piantate nel presente capovolgendone regole e antiquate consuetudini cercando di non infrangere quella legge che li bollerebbe, se violata, con il marchio scarlatto di pazze criminali  – si sanno comportare, sono furbe:  frantumano con forza le norme di un’etica granitica e di quel falso e polveroso buon senso.

Lavorano per una libertà più sottile e duratura non intesa come caos ma come ordine partendo dal caos;  hanno la capacità di riordinare la baraonda delle convenzioni e degli stereotipi, mescolando il mazzo con tutte due le mani, ying e yang, nero e bianco  femminile e maschile, opposti fondamentali ed essenziali per riprendere il gioco in un tavolo senza bari.
Del resto sono streghe buone se non li fai incazzare

. Sono stakanoviste, metodiche, disciplinante basta non intralciare con una obsoleta buracrazia il loro percorso, offlimits per molti: i soliti comuni maschi e femmine senza un perché, di questi ce ne sono molti ancora, ahimè!

Le undici storie acquistano il valore di  straordinario in una società vecchia e pigra, ma io di mirabile ho percepito soltanto il profumo dell’unicità, ferma, decisa, cristallizzata nella volontà e determinazione tutta al femminile.
Da quanto sopra è facilmente deducibile che la lettura del libro de quo mi è piaciuta non tanto per lo stile, ma per il fatto che le autrici hanno raccolto undici storie di donne ponendole a  simbolo di tante altre donne, più o meno famose, visibili e invisibili (chissà quante Morgane ci sono in giro).

"Qual è il migliore accessorio? Un libro. Io penso che l'arte, la letteratura, la musica, il teatro siano la migliore forma di educazione perché sono una forma di autoaffermazione. Lo stai facendo per te stesso. Se investi nell'arte, se studi per conto tuo l'arte, diventi immediatamente un ribelle perché la tua vita cambia, esci dalla dinamica del consumismo e inizi a pensare" (intervista a Vivienne Vestwood) dal libro Morgana

Del libro “Morgana” mi è piaciuta l’idea, poichè, se è vero che ogni storia può essere rintracciata sul web, è pur vero che raccontata così una dopo l’altra è tutt’altra cosa, da la sensazione di continuità, di crescita irrefrenabile verso un progresso senza distinzione alcuna.

Mi è piaciuta anche la scrittura che risulta chiara e schietta. D’altro canto le protagoniste non hanno bisogno di fronzoli e merletti, le loro storie le vivono sulla loro pelle e i lettori questo lo percepiscono.
Per ultimo.
Molti non amano la Murgia. La trovano irritante nelle apparizioni tv.
Personalmente la considero figlia del suo tempo, ha il suo talento e lo sfrutta.
Io la trovo simpatica e vivace e i suoi libri, finora, li ho graditi perché sono lo spunto che mi  sprona ad approfondire la ricerca dei temi trattati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto