L’uomo che ride di Victor Hugo – Recensione a cura di Patrizia Zara

Riuscire a finire di leggere un romanzo di Victor Hugo senza provare una sensazione vertiginosa è un’impresa titanica soprattutto d’estate!
“L’uomo che ride” è il penultimo romanzo del geniale scrittore ed è l’ennesimo capolavoro.
In tale romanzo sorretto da una struttura morale, principio organizzatore, la figura dell’eroe s’innalza e s’inabbissa in una continua evoluzione di effetti speciali.
Sì, è vero il lettore potrebbe in molti passaggi trovare un eccesso di verbosità, una sovrabbondante descrizione che, senza ombra di dubbio, appesantisce il corso della storia, ma è altrettanto indubbio che la storia, nel suo prepotente lato artistico, ne risulta ancora più salda sottolineando la grandiosità e i significati etici e morali.


“L’uomo che ride”, Gweyplaine, testa di Medusa gioiosa, è il più nero dei romanzi neri e ciò in un senso che supera ampiamente il termine del “gotico” È un romanzo disperato e disperante, che non trova, nella sua costruzione polifonica, alcuna via di fuga sebbene la narrazione tocchi corde più intime e nascoste di un amore purificatore, delicato e commovente fra Gwynplaine (l’uomo che ride) e Dea (la fanciulla cieca).

I personaggi uomini, Ursus filosofo errante e misantropo, animali, Homo il lupo amico e confidente di Ursus, e le “bestie ripulite” quali Josaine, donna impudica voluttuosa e tentatrice, viziosa e annoiata, Barkilphetro, rancoroso e vendicativo serpente, e i lords nel loro inespugnabile Olimpo macchiato di sangue plebeo etc, diventano figure evanescenti che si annullano lasciando sul sentiero l’impronta del loro pensiero nell’ilarità disperata di un perenne mortificante sorriso.

È un romanzo dai connotati forti, dalle contraddizioni che si annullano, dalla veridicità esasperante, dalla fantasia abile nel comporre, nei numerosi elementi, un mondo palpitante e degno di attenzione in ogni sua parte.
Ve ne consiglio la lettura sebbene il senso di ripugnanza e le incongruenze di cui la trama è intessuta potrebbero scoraggiarvi, fiaccare l’attenzione.

Proseguite nella bruma tempestosa, attraversate i crocevia, superate le valanghe, oltrepassate le tenebre scoprirete realtà inconfutabili.
Un esempio?
Eccolo e più di uno:
– la sicurezza inscalfibile deriva dall’orgoglio ignorate, fatto dal disprezzo di tutto (Josiane)
– l’espressione ha delle frontiere, il pensiero no, il lato soffuso dell’anima alle parole sfugge sempre (Gweyplaine)
– l’esperienza è varia, e volge al bene o al male a seconda delle natura. I buoni maturano, i cattivi marciscono (Hursus)
– la fisionomia umana è plasmata dalla coscienza e dalla vita, è il risultato di una miriade di scalfitture misteriose.
– il destino ci tende talvolta da bere un bicchiere di follia.
– l’inferno dei poveri è il paradiso dei ricchi.
Continuate voi.
Buona lettura.

“Siamo tutti ciechi. L’avaro è cieco: vede l’oro ma non vede la ricchezza. Il prodigo è cieco: vede l’inizio ma non la fine. La donna vanitosa è cieca: non vede le proprie rughe. L’erudito è cieco: non vede la propria ignoranza. Il galantuomo è cieco: non vede il farabutto. Il farabutto è cieco: non vede Dio. Dio è cieco: il giorno in cui ha creato il mondo non ha visto che il diavolo ci metteva lo zampino. Io sono cieco: parlo e non vedo che siete sordi”

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