“L’ultimo rintocco” di Diego Pitea – LEGGILO GRATIS ENTRO 30 GIORNI – recensione a cura di Alice Croce Ortega

Mi riesce un po’ difficile scrivere la recensione di un libro che ha raccolto un’intera collezione di valutazioni a cinque stelle, e non solo: condivide il ricavato dalle vendite con un’associazione che apprezzo moltissimo, la “Lega del Filo d’Oro”; inoltre rende omaggio a un delitto eccellente rimasto per ora insoluto, il giallo di via Poma.

Dunque per non sbagliare dichiaro che sono d’accordo con moltissimi dei lettori che mi hanno preceduto. “L’ultimo rintocco” è un giallo molto coinvolgente, l’intreccio è davvero intrigante e ricco di suggestioni a causa della personalità del protagonista, Richard Dale: uomo colto e pieno di interessi, che vanno ben al di là della sua professione di psicologo.

Inoltre l’autore si dimostra ambizioso e si addentra senza paura nei meandri dell’anatomia forense e della psicologia criminale, con risultati spesso davvero brillanti.

Ma veniamo al sodo. Il romanzo si apre in medias res, con Richard Dale (consulente criminologo della polizia, detto in breve) e Doriana Guerrera, l’agente con cui collabora, che intervengono sulla scena di un efferato delitto: un omicidio apparentemente inspiegabile ai danni di una giovane donna, rinvenuta sul pavimento della sua camera da letto.

L’assassino verrà definito “l’escissore”, per la sua discreta abilità nell’eseguire quel “taglio cesareo” necessario a soddisfare la sua perversione, che è quella di sottrarre il feto, vittima inevitabile del suo barbaro atto.

Ma siamo solo all’inizio: l’assassino presto si rifá vivo con un’altra vittima e la mente brillante del criminologo si avvicina progressivamente al colpevole, portando a sviluppi imprevedibili che spingeranno l’escissore a colpire Dale nei suoi affetti più cari.

Gli ingredienti per un thriller mozzafiato ci sono tutti, e in effetti il romanzo si legge tutto d’un fiato, fino all’incredibile svelarsi dell’ennesimo enigma dell’escissore che, fino all’ultimo, si diverte a giocare con le sue vittime e con la polizia come il gatto col topo.

E voglio complimentarmi con Diego Pitea che ha accettato una sfida non da poco, mettendo in campo tantissimi elementi e intrecciandoli tra loro con grande perizia. Per uno scrittore agli esordi è un grande risultato.

Ma se come spero vorrà continuare a scrivere, mi piacerebbe vedere due cose: un maggior approfondimento della personalità dei suoi personaggi principali – scommetto che tutti i lettori avrebbero voluto sapere di più del modo di pensare di un soggetto Asperger, come è Richard Dale, e soprattutto dell’assassino – ma anche dei comprimari, come Doriana con quel cognome – Guerrera – che è tutto un programma, e una maggiore attenzione ai dettagli, perchè soprattutto nei gialli i dettagli sono fondamentali: i collegamenti devono essere chiari, tutto deve trovare una sua spiegazione logica nell’ambito del “caso” e fino alla conclusione della vicenda…   

In poche parole, tutto deve avere un senso: può essere anche quello di sviare l’attenzione del lettore per non fargli capire chi è il colpevole, al limite, ma alla fine tutti gli indizi disseminati durante la narrazione devono contribuire a creare un meccanismo perfetto, come gli ingranaggi dell’orologio in copertina.

Consiglio la lettura agli amanti del genere, alle persone curiose che scopriranno nel tormentato protagonista un uomo dalle mille risorse, benché costretto a combattere con una malattia invalidante, e alle persone sensibili che leggendo questo giallo avvincente aiuteranno un’associazione che da anni compie un’opera straordinaria, la “Lega del Filo d’Oro”.

Buona lettura!

LEGGILO GRATIS ENTRO 30 GIORNI

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