Le intermittenze della morte di José Saramago – leggilo GRATIS PER 30 GIORNI -Recensione a cura di Patrizia Zara

In questo romanzo morte, decide di prendersi una vacanza per sette mesi da un paese mai nominato.
La mancanza di morte causerà non pochi problemi.
Quando ritorna decide di dare un preavviso di sette giorni con l’invio di una lettera color viola a chi dovrà lasciare il mondo. Anche questa sua iniziativa causerà non pochi problemi.
Ma una lettera ritorna per ben tre volte alla infallibile, finora, mittente.
A questo punto la dama nera decide di consegnare personalmente al destinatario la lettera di color viola incuriosita e alquanto stordita dall’eccezionalità dell’evento, e da qui in poi cambiano le sorti..

Giocando con un’immaginazione quasi onirica e utilizzando una scrittura continua agganciata alla forma scritta e parlata di un passato prolungato nel presente, José descrive l’essere vivente nelle vesti di uomo sociale come un individuo afflitto da paure e gioie, suggestionato da credenze e tradizioni, infagottato in modi di dire, imbrigliato nella sua storia e nella sua esistenza catapultandolo in situazioni paradossali che rimbalzano nel muro della sua ottusa memoria, nel suo egocentrismo, nella grande rete economica a effetto domino e nella fede costruita a tavolino per colmare i buchi neri del mistero della nascita e della sua dipartita.

Incoerente, ambiguo nei suoi sentimenti, pretenzionalmente arrogante nei suoi alti ranghi gerarchici e pietosamente servile nei suoi ruoli comuni, José fa dell’uomo un essere talmente piccolo e meschino in tutte le sue manifestazioni tanto da far scappare una placida risata allo stesso lettore dal momento che, rendendosi conto di essere anch’egli un granello di polvere destinato a disperdersi nell’immensità dell’universo, comprende che l’unica forma di salvezza è la capacità di sognare e immaginare, di dare forma alla fantasia, giacché, in fondo, l’esistenza non è altro che un gioco di note alte e basse postate in un pentagramma che dovrebbero essere suonate con abilità e con passione affinché il suono risulti melodico e non una stridente stonatura.

Lo sa bene la nostra “morte settoriale”, protagonista della vicenda, che per conoscere il violoncellista, inconsapevole artefice del cambio di programma narrativo, ma in fondo un uomo mite, abitudinario e solitario nei suoi assoli, assume le sembianze di una donna bella e misteriosa cambiando le regole del gioco.
Divertendosi con i miti e leggende, il romanzo di José ci mette di fronte alla presenza di una morte insolita pronta ad abbandonare il suo sudario, i suoi capricci e la sua insolenza, giacché
questa morte, settoriale e non universale quantunque onnipotente, onnipresente e infallibile non ha fatto i conti con l’imprevedibilità di quel dio birichino di nome Eros capace di insinuarsi anche nelle sue gelide ossa, ripristinando i battiti del cuore, battiti sfiorati dal volo soave e quasi inudibile di una farfalla, non certo una farfalla qualsiasi ma precisamente l ‘acherontia atropos, calde pulsazioni che suggellano l’incontro fra la vita e la morte, doloroso e sublime preludio dell’immortalità.

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