L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito

Non c'è niente di più svilente per un genitore che essere chiamato per nome dal proprio figlio. È così, infatti, che Gaia, la protagonista di questo romanzo, chiama sua madre Antonia.

Antonia decide sempre tutto per tutti, impone ai suoi figli i propri metodi educativi senza ascoltarne mai  le ragioni, i desideri o i silenzi. Non dimostra loro mai affetto, non dà baci né fa carezze.

E così Gaia cresce sentendosi inadatta a qualsiasi situazione, nutrendosi degli scarti degli altri (indossa felpe dismesse dal fratello maggiore, gonne riadattare, porta capelli rossi arruffati e tagliati in casa alla buona, senza TV, senza cellulare, ecc…). Gaia prova in tutti i modi ad affrancarsi da sua madre, dalla loro vita di seconda mano e fatta solo di misure di contenimento. 

Ma non sa arrangiarsi, sa solo attendere che sua madre in qualche modo provveda. Cosí Gaia accumula rabbia e tensioni e se viene ferita, esprime il suo malessere esplodendo con la violenza più inaudita e feroce.

Al contempo, questa ragazzina sente la necessità di emergere, sembra che dica “eccomi, sono qui”. E ci prova studiando forsennatamente, frequentando il liceo classico alla periferia nord di Roma, nel quartiere dei ricchi. Ma tutto questo non basta.

Con un linguaggio potente, filtrato dal punto di vista della giovane protagonista, Giulia Caminito ci racconta una storia di perenne inadeguatezza anche rispetto ai pari, di una vita sempre trincerata dietro ai propri confini, sempre in posizione di difesa dalla quale non si trova la forza di reagire.

A far da sfondo alla vita di Gaia il lago di Bracciano, la cui acqua non è mai dolce, perché la sua vita ha talmente sporadici momenti di gioia che sono praticamente irrilevanti e immediatamente sopraffatti da amarezza e delusione.

Giudizio...

 La storia è ben scritta. Il finale inevitabile. La copertina raffigura Gaia con i piedi in acqua. L’acqua è quella del lago che ha accompagnato la maggior parte della sua vita, nel bene e nel male.

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