La rana bollita, il pensiero e l’informazione a cura di Marco Velati

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Se una rana viene messa in una pentola con acqua bollente salta fuori immediatamente. Se viene messa in una pentola con acqua fredda e poi si accende il fuoco la rana si abituerà pian diano alle differenze di temperatura e quando questa sarà elevata non avrà più la forza di reagire e verrà bollita. La nota metafora di Noam Chomsky tende ad evidenziare come bassi livelli di percezione del cambiamento sociale possano portare le gente al punto di non essere più in grado di reagire anche in situazioni estreme. Gli esseri umani percepiscono solo differenze che superano la soglia di percezione. La soglia di percezione non è uguale in percentuale per tutti i fenomeni né per tutti i campi nei quali questi fenomeni si estrinsecano. I bassi livelli di percezione possono essere dovuti ad un differenziale delle condizioni che si trovi al di sotto della soglia media degli individui oppure quando venga somministrato lungo una estensione temporale più ampia. Se ,ad esempio, mi viene data una porzione di pasta del 10% inferiore al solito me ne accorgo, ma se mi riducono la razione del 2% al giorno me ne accorgerò solo quando l’accumulo di queste riduzioni arriverà ad un livello anche superiore al 10% in quanto saranno cambiate le condizioni alle quali il fenomeno si riferiva e anche la mia soglia di percezione .Il fatto che l’accumulo di temperatura per la rana e ,per traslazione, l’accumulo di informazioni nell’uomo ,porti al blocco delle reazioni o delle decisioni è l’argomento di una successiva discussione . Nel mondo fisico le differenze sono legate ai sensi e ne sono un esempio le percezioni di dimensione, di peso, di colore, di odore, di superficie, di tonalità ecc fino ad arrivare a quelle più sofisticate legate ai comportamenti, agli atteggiamenti, alle situazioni sociali ed economiche. Studi di Weber avevano messo in luce come le differenze non fossero una grandezza assoluta ma relativa al “fenomeno” del quale si voleva percepire il cambiamento. Così un differenziale di peso di 100gr tra due oggetti di circa un kilo era percepito mentre tra oggetti di circa 2 kg non lo era. Se estendiamo questo “atteggiamento” umano ad altri fenomeni potremmo ipotizzare come i valori assoluti dei differenziali che avevano senso in una situazione antecedente perdano di significato qualora –attraverso incrementi successivi percepiti o meno-tale situazione si incrementi di molto. Per fare un esempio : se l’incremento del tasso di disoccupazione giovanile annuale del 2% è percepito come elevato quando si parla del 12% totale non lo è più quando “siamo abituati” a considerare la disoccupazione giovanile attorno al 40% per la quale un incremento del 2% non è significativo. In questo specifico caso una reazione sociale si sarebbe dovuta attendere in una fase antecedente, ora, invece, “la rana è già bollita” ed accettiamo tutti una situazione ben più drammatica di un tempo senza reagire. Le realtà sociali sono comunque più complesse di quanto si possa dire in modo analitico attraverso indicatori numerici. Occorrerebbe prendere in considerazione le condizioni “ambientali” nelle quali la reazione a percezioni significative avvengono. Faccio riferimento alle condizioni economiche oggettive e attese. E’ evidente che una cattiva notizia è “meno cattiva” e vista come eccezione qualora le condizioni non la facciano prevedere e le aspettative non siano negative. Quando tutto va bene una cosa che va male è una eccezione che non muta la visione positiva d’insieme. La mente umana teme il cambiamento e tende a seguire curve a pendenza costante cioè “se va bene andrà sempre bene” o “se va male andrà peggio”. Questo porta inerzia e impossibilità ad affrontare un cambiamento quando si presentano differenziali percettivi sensibili visti come inattesi nelle aspettative. Detto questo, la somministrazione di informazioni ridondanti che accentuano, avvalorandola, una tendenza non aiutano la reazione al cambiamento. In parole povere se quando va bene diciamo che va tutto bene portando testimonianze non ci accorgeremo degli aspetti negativi che qua e là affiorano, segnali di una inversione di tendenza. La ridondanza e la saturazione di informazioni monotematiche fanno parte delle condizioni nelle quali il fenomeno si sviluppa. Ambienti diversi portano a valutare in modo diverso i differenziali. In una classe di secchioni la differenza tra un 7 o un 7,5 è significativa mentre in una classe di studenti di rendimento misto quel mezzo punto non

conta. Sull’ argomento “condizioni al contorno” torneremo più avanti dopo aver cercato di evidenziare certi meccanismi mentali che portano a conseguenze nei comportamenti personali e sociali. Senza approfondire troppo e limitandoci al buonsenso possiamo dire che avvengono prima valutazioni istintive e solo successivamente ,e se stimolate, valutazioni analitiche dei fenomeni dei quali percepiamo un cambiamento di una delle grandezze. Moltissime decisioni (voto compreso) sono di pancia. Di pancia sono le reazioni forti a notizie ma anche le nostre opinioni preconcette e ideologiche. Per inciso va detto che ogni fenomeno è composto da numerose variabili variamente correlate ma di esse ne vediamo solo le più evidenti o quelle che ci vengono mostrate come tali attraverso immagini e parole. Studi sugli effetti della percezione dati da questi due elementi furono fatti da Korzybski . Riporto l’aneddoto del Professore che mangiava biscotti in aula offrendoli agli studenti che li trovavano buoni per poi dir loro che si trattava di biscotti per cani mostrando la confezione evidenziava quanto questi due elementi siano importanti nella comunicazione. Ci sono però due altre considerazioni da fare. La prima, forzatamente non immediata, è il fattore tempo. Questo entra sempre nel fenomeno dell’accumulo del quale si parlava all’inizio. Una piccola differenza ripetuta nel tempo è meno percepibile e crea un allagamento della base fenomenica tale che successivi differenziali di maggior entità non vengono percepiti. Il processo mentale di oggettivazione passa forzatamente per le informazioni di contorno che abbiamo. Il “contorno informativo “ (effetto alone,cornice,framing…)inizialmente fatto da immagini/parole, viene autoalimentato dai rinforzi che la mente sviluppa proprio per adattarsi al cambiamento anticipando una tendenza da essa stessa attesa. Un esempio banale : ti mostro e dico che siamo in un ambiente arido e che le scorte d’acqua sono limitate, ti aspetti che ci sia sempre meno de bere e quindi se te ne do meno non ti lamenti. Il framing non può essere troppo ampio(pena il blocco delle decisioni specifiche sul fenomeno) e deve contenere rinforzi che avvalorano le aspettative. Il tempo entra anche nella variazione del contorno mutandolo, anche se ciò è mal visto dal singolo individuo, portato, per sua natura ,a desiderare riferimenti stabili. Variazioni casuali nel tempo sbilanciano la visione che la mente dell’individuo si crea e che serve a tranquillizzarlo. Ironicamente la frase “ tranquilli che tutto continua ad andar male” è preferibile a “le cose vanno così così ma potrebbero andar peggio”. La realtà come rappresentazione è chiaramente soggettiva e si basa sulle conoscenze di ogni persona e in qualche misura sulla sua intelligenza e preparazione. Molto spesso il detto “la mappa non è il territorio” è disatteso, le persone tendono a credere in ciò che viene detto evitando di approfondire per paura di trovarsi di fronte a cose che possono mettere in discussione le certezze facilmente costruite. Il secondo aspetto si lega a quanto detto in parte e coinvolge la dinamica del pensiero logico. L’atto del conoscere, superando l’immediata superficialità data dalla disponibilità di dati filtrati , passa da una azione di discriminazione dei dati disponibili sezionando la realtà in argomenti e costruendo schemi a blocchi per arrivare infine a concetti. Nel caso in cui un argomento/situazione diviene concetto muore, cioè se ne perdono le connessioni. Questo è limitante per una visione globale e quindi di politica sociale. Una visione del mondo univoca e correlata è antica (taoista, nativi americani…),questa visione è stata dimenticata con lo sviluppo delle singole scienze dal ‘600 in poi.

Solo in tempi molto recenti si parla di un collegamento tra le varie discipline sia come strumento (sistemica medica e non) sia come visione fenomenica dei processi(G.Bateson). Lo studio del pensiero si è prima orientato verso il pensiero divergente e poi, più recentemente, verso un pensiero emergente che cerca di “salvare capra e cavoli” caricando l’intuizione del raggiungimento della conoscenza previo inglobamento di aspetti topici del reale lasciando libera la mente di correlare. Parrebbe quindi che il pensiero occidentale sia arrivato infine alle conclusioni buddiste secondo le quali quando l’atto del conoscere e l’oggetto del conoscere coincidono si è arrivati alla realtà ultima(Prajna). Questo per pura teoria sul pensiero ma, al di là di queste considerazioni di filosofia del pensiero possiamo dire che all’aumento della complessità il pensare per blocchi e l’eccessiva sintesi sia statistica e sia concettuale si

dimostrano inadeguati a valutare le situazioni nel loro insieme attraverso differenziali percettivi basati su pochi elementi. Lo stesso concetto di differenziale viene a cadere se non come strumento di comunicazione di massa. E’ logico pensare che esista uno studio ed una preparazione sofisticata perché le comunicazioni alle masse abbiano effetti desiderati e congrui con politiche di tipo manipolativo. Le modalità di comunicazione/controllo sono sostanzialmente due: tenendo impercettibile il differenziale percettivo(in valore e tempi), per condurre le masse in situazioni nelle quali nuove condizioni al contorno possono favorirne l’indirizzamento, oppure tenendone il valore isolato e ben sopra la soglia di percezione così da evidenziare la necessità di azioni consone a un cambiamento preordinato . Il singolo individuo non ha grandi possibilità di conoscere la realtà socio-economica nel suo insieme e per questo una informazione più correlata è fondamentale. Intendo con questo che ogni argomento dovrebbe essere legato all’altro informando come possibili variazioni dell’uno influenzino l’altro; si potrebbe commentare che ciò possa portare ad una complessità di esposizione ed è per questo che vi è la necessità di evitare prolissità spesso riscontrabili negli articoli dei giornali. La necessità di ogni individuo è di sapere come la sua realtà si relazioni con quella globale e come una variazione di quest’ultima influenzi la sua . Certamente della realtà non ne vediamo che i bordi ma è importante che questi non siano muri che impediscano una visione più ampia. La chiarezza, la semplicità, l’inserimento di una specifica informazione in contesti più ampi sono elementi fondamentali per procedere verso una partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, se lo si vuole. Non è un passo facile se pensiamo alla globalità sociale ma soprattutto agli interessi di gruppi di potere di ogni tipo, è un passo necessario se vogliamo ridurre la manipolazione della informazione, aumentare la nostra consapevolezza ed arrivare ad azioni correttive efficaci.

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