La questione intellettuale nel terzo millennio – A cura di Marco velati

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In un mondo globalizzato,con una società liquida ,con spaesamento di tutti,con l’abbandono di un pensiero critico a favore di un pensiero predigerito vedo un grosso rischio di tipo culturale.

La manipolazione delle masse rischia di essere difficoltosa proprio per la polverizzazione della informazione e quindi si rende necessaria una differente strategia.

Questa a parer mio gioca sulla creazione di una” classe di mediazione culturale” da parte di quella che è diventata una oligarchia economica transnazionale, una forma nuova di capitalismo/totalitarismo flessibile che non si limita più a manipolare la vecchia opinione pubblica, ma tende a costruirla artificialmente fin dall’inizio.Le leve che useranno saranno tre.

> La prima,classica è quella della paura dettata dalle incertezze economiche/politiche/sanitarie e questo implica una maggior facilità di raggruppamento delle mandrie di cittadini.

>La seconda ,come detto,è la creazione di una classe di intellettuali addestrati a una voce comune ,ad un pensiero unico di riferimento comprensibile dalle “masse di interesse” rappresentate da quella vecchia classe media già ridimensionata .

>La terza leva , da non sottovalutare mai, è quella religiosa. Assistiamo ad una estremizzazione preoccupante.

L’uomo sarà quindi dominato economicamente, intellettualmente, udrà la stessa campana e troverà dei “mediatori del trascendente” ,cioè un nuovo clero, che lo porterà a posizioni di chiusura e di staticità necessarie al potere per il suo controllo.

In questa drammatica panoramica la “questione intellettuale” assume dimensioni nuove e si palesa la necessità ancora più impellente di una filosofia sistemico-umanista caratterizzata -per sua natura-da una visione equilibrata e pluralista e da un forte pensiero critico, che è condizione fondante per ogni ipotesi del nuovo.

La sfida è quindi >riuscirà il Sistema a sviluppare in tempo una reazione adattiva intellettuale?

bussolaculturale@hotmail.com

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