La preghiera: Azione irrazionale o mezzo di intima relazione? – a cura di Gabriele Cianfrani

La parola «preghiera» rimanda all’ebraico těfillāh, che indica una situazione relazionale tra l’uomo e Dio. Tale relazionalità rimanda alla «intercessione», ossia all’agire di Dio nella storia dell’umanità. Pertanto, con la «preghiera», l’uomo si relaziona con Dio.

Ma il fondamento più importante non può che essere l’Alleanza, la quale rimanda sia al fatto che Dio si è «rivelato» – è Dio che prende l’iniziativa – sia al fatto dell’elezione del popolo (d’Israele). Ed ecco che all’interno dell’Alleanza, tra l’uomo e Dio, si instaura un rapporto di dialogo «io-Tu».

Un passo molto importante – ce ne sono tantissimi – è sicuramente quello dello Shemà Israel (Dt 6,4-9), in cui si fa riferimento alla rivelazione del Dio «uno» e di come l’uomo debba rapportarsi con lui, ossia amandolo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze e tenere sempre fissi nel cuore i suoi precetti.

Tutto ciò rimanda ad una realtà molto importante: il cuore. Il termine cuore non designa il muscolo cardiaco, ma ciò che nell’uomo vi è di più profondo, in cui può aver accesso solo Dio, quella parte dell’uomo in cui ha il vero incontro con Dio e che è la sede delle facoltà più alte della persona umana (l’intelletto, la volontà…).

Nel cuore l’uomo prende le sue decisioni e con il cuore egli si relaziona a Dio. Infatti, Noè camminava con Dio poiché il suo cuore era integro e giusto (Cfr. Gn 6,9). Ma è anche nel cuore che l’uomo è chiamato a rispondere a Dio, così come accadde con Abramo (Cfr. Gn 12,4).

Cosa importante è che la preghiera non può rimanere estranea alla storia dell’uomo, alla storia della persona che prega. La preghiera, poiché permette di «dialogare» con Dio, fa sì che la persona umana si conformi sempre più al «volere» di Dio, il quale non deve essere visto come contrastante con la «volontà» dell’uomo, tanto da pensare che la opprima.

Dio vuole che la persona umana si realizzi pienamente, e dal momento che l’uomo è stato creato da Dio, nessuno più di Dio sa come fare per realizzare pienamente ognuno di noi. Per questo san Paolo dice che neanche noi sappiamo, fino in fondo, cosa sia conveniente chiedere (Cfr. Rm 8,26).

Ed è anche per questo, ma non solo ovviamente, che la preghiera perfetta è proprio quella insegnataci da Gesù, il Figlio che rivela pienamente il Padre, la Parola che carne divenne, il quale concede acqua viva a chi ciò gli chiede (Cfr. Gv 4,10). Si tratta del «Padre Nostro» (Mt 6,9-13).

Quali siano stati gli sviluppi della preghiera lo si vedrà, ma già da ora è possibile affermare che la preghiera del Padre Nostro è davvero il «compendio della vita cristiana». Pertanto, la domanda a Dio da parte dell’uomo è anche paradossalmente una risposta (Cfr. CCC, n. 2561). Ma certamente la risposta ultima a tutte le domanda è una sola: Gesù Cristo.

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