La metà di niente di Catherine Dunne – Recensione di Patrizia Zara

ATTENZIONE SPOILER

Il matrimonio e i rapporti affettivi sono il luogo dove più ci si illude, dove più si cerca di realizzare miti, credenze e sogni che nulla hanno a che fare con la realtà.


Ed è quello che a 45 anni scopre Rose, la protagonista di questo romanzo al femminile  dalla scrittura fluida e dai sentimenti ed emozioni altalenanti
Rose  si era illusa di vivere un menage perfetto sebbene il suo incoscio molto spesso lanciasse dei segnali se non proprio inquietati ma sicuramente di allerta, ma lei, donna ingenua e, devo dirlo, prepotentemente sicura del suo ruolo limitato e casareccio tutto schemi e ordine, sicura del suo ruolo di vittima sacrificale avendo rinunziato alle sue passioni mettendo in primo piano la famiglia,  li aveva sempre ignorati o quanto meno giustificati.


Così improvvisamente (sic!) una mattina il marito, a cui lei era legata affettuosamente ed economicamente, l’abbandona con tre figli. E da qui il mondo comincia a frattumarsi inesorabilmente, aprendo il vaso di Pandora dei risentimenti,  delle cose non dette, dei ricordi dolorosi nascosti finora in un sottile strato di apparenza.


Pianti e singhiozzi a tignitè, stati d’animo a intermittenza, cadute e rinascite, insomma in un mese di tsunami  emotivo, alla fine la quiete, la rinascita dalle ceneri.


Rose ritrova se stessa, diventata matura, indipendente, autonoma, forte, anche se a mio avviso lo è sempre stata, era soltanto vincolata al sacramento sacro del matrimonio. Rotta questa catena , risolvendo il problema economico , acquistando la complicità dei figli, mi spiegate che se ne fa di un marito egoista, fredifrago, in preda alla crisi di mezza età?
Sicuramente mi fa fatto più pena quest’uomo eterno Peter Pan  che scarica la moglie, dopo vent’anni di matrimonio piccolo borghese e oramai di facciata, per un’amante capricciosa,  che a sua volta lo scarica di malo modo ritrovandosi solo ed economicamente sul lastrico.


Ovviamente sono dalla parte di Rose che, seppur sbandata e confusa, riesce con faticosa destrezza, con la complicità di figli e amiche e anche per una gran botta di culo   (riesce a trovare lavoro in meno di un mese),  a riprende le redini della sua vita. Perché è proprio così, Rose si era  illusa ma non ha mai perso la ragione ed è rimasta concreta, fedele alle sue responsabilità, mentre Brian, il marito, è rimasto quel ragazzo egoista e irresponsabile, ora con la pancia e le calvizie.


Da leggere perché io l’ho trovato, sebbene romanzato, reale e veritiero nei dialoghi e nelle situazioni, linguaggio senza orpelli diretto e spontaneo e scene più che altro visive.


E  allora, viva le donne quando comprendono che il matrimonio non è un traguardo ma un inizio, viva le donne che si svecchiano dai cliché da fiaba, viva le donne che sanno quello che vogliono e vanno avanti determinate, viva le donne che dagli scivoloni riescono a creare una pista. E viva quegli uomini che amano senza pregiudizi e senza ossessivo possesso.
Buona lettura.

“Rose non trovava le parole per definire quello che provava. Si rendeva conto che dentro di lei stava nascendo l’esigenza, forte, di qualcosa.

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