La felicitá degli altri – Carmen Pellegrino

Felicità é una delle parole più inseguite, una delle piú manipolate, sempre più magnificamente ambigua, definizione che tanto rassicura...L'importante é comunque darsene aria. Ma di quale felicità parliamo?

La prime due cose che voglio dire su questo libro è che in primis me lo ha consigliato una cara amica e poi che mi ha colpito fortemente la copertina: la trovo bellissima.

 Quella bambina seduta su quel mobile, vestita a modo ed un po’ retró, con la mano sotto il mento e lo sguardo pensieroso, e poi quel cane bianco dolcissimo accanto a lei in modo protettivo…quella bambina avrei voluto stringerla forte, l’ho percepita triste. Iniziando a leggere scopro che quella bambina é, o potrebbe essere, Clotilde, chiamata Cloe (ma anche Anais ed Esoluna) e che é davvero triste. 

Da sempre. L’ossessiva rabbia della Xx contro Manfredi (mai vengono menzionati come mamma e papà ma quasi come estranei) ha traumatizzato Cloe che non solo non si é sentita amata ma ha avuto anche, per anni e anni, la sensazione certa che la madre avrebbe voluto disfarsi dei figli. 

Brutta cosa il non sentirsi voluti e amati… Ne é così convinta al punto da crearsi una realtà fatta di mattoni di ricordi e di fantasia e di difese che crede solide ma che in realtà non lo sono. Le sue teorie costruite per salvarsi si scontrano ad un certo punto con la realtà.  Può essere felice Cloe o quella di cui può godere é solo la felicità degli altri? Il suo destino é segnato oppure può esserci una svolta? Capitolo dopo capitolo si dipana la sua storia, la sua sofferenza, la sua fatica a stare al mondo consapevole, per pura protezione, di essere “inutile”. 

 Cloe soffre e la Pellegrino lo dice continuamente al lettore. E lo dice in un modo raffinato, mai pesante né pedante. A poco a poco attraverso la ricollocazione dei tasselli del suo passato insieme a nuovi tasselli del presente si erge una anastilosi. 

Proprio cosí, questa in fondo é proprio la storia di una ricostruzione che comincia usando macerie e si ritrova ad usare mattoni nuovi. Ed é cosí che si riscopre la luce dentro al buio. 
Un libro che si legge bene, scorrevole e con spunti di riflessione interessanti, un libro che mi ha lasciato una certa tristezza e che mi invita a riflettere bene come madre…certa che tutto quello che faccio e che dicono che non faccio o non dico si ripercuote sui figli. 

Clotilde é la conferma che i bambini sono fragilissimi eppure fortissimi...non tutti peró.

Torna in alto