LA CALDA ESTATE DEL PESTIFERO di GIOVANNINO GUARESCHI – Recensione a cura di LENA MERLINA

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LA CALDA ESTATE DEL PESTIFERO è uno dei libri più brevi che Giovannino Guareschi scrisse e fu ritirato subito dopo la prima ristampa.Racconta in una favola moderna, il disagio degli anni del boom economico, contro cui si schierava l’autore.Uno dei protagonisti è Gigino, detto “il pestifero”, insieme alla sua ghenga di ragazzi degli anni ’60,  in fondo non così diversi dai ragazzi di oggiLa storia coinvolge due ragazze, tre o quattro ragazzi e un superminorenne, che vanno via dall’afa e dal caldo estivo di una città imprecisata, alla periferia di una metropoli mai nominata. Insieme vivranno un’avventura speciale e memorabile, che non scorderanno mai più, quasi come un rito di iniziazione.

Gli adulti non sono visti come nemici della gioventù, tutt’altro. Non aggiungo altro per non togliere il piacere di leggere questo libretto di appena 91 pagine, compresa l’introduzione di Antonio Faeti.A prescindere dalla vicenda, che mi è piaciuta abbastanza, quello che mi colpisce sempre è il solito linguaggio vivace tipico di Guareschi, sbrigativo solo per finta, anche se “in realtà, capace di definire il parlato ragazzinesco, di alludere a un’epoca, di chiarire il senso di una descrizione” (fonte: pag. X dell’introduzione).

Non  è però una lettura esilarante quanto quella che caratterizza la saga di Peppone e don Camillo della Bassa. Direi che definirla simpatica è la definizione più adeguata.Oltre all’introduzione, nel libretto c’è anche la presentazione dei figli di Guareschi, Carlotta e Alberto, inserita per chiarire il motivo per cui questo racconto fu tolto quasi immediatamente dal mercato editoriale.Nell’estate 1967 – viene spiegato – Guareschi inviò una lettera all’editore del “Pestifero” (Rizzoli), definendo la sua opera un libro pubblicitario illustrato. Perché, si chiedeva, con quale diritto un illustratore si permetteva di alterare il testo scritto da altri, senza neanche chiedere a quest’ultimo l’autorizzazione? Questo perché all’opera erano stati sottratti episodi, dialoghi e altro.

L’idea del libro, scritto nell’agosto 1966 – chiariscono ancora gli eredi -, era venuta all’illustratore che collaborava con lo scrittore alla realizzazione di spot pubblicitari per la tv, e che doveva reclamizzare i gelati Tanara, proprio perché le poche righe servivano a chiarire il “carattere pubblicitario del libro” (pag. XIII), per un accordo preso con il dottor Marchi, amico dello scrittore.L’illustratore però tagliò, oltre a diverse parti, anche la precisa allusione ai gelati Tanara, per questo Guareschi diffidò la casa editrice, con cui collaborava da 30 anni, a ristampare “il Pestifero” in quelle condizioni: o si pubblicava senza tagli o lo avrebbe ritirato!Passati 26 anni però, nel 1994, i due giovani Guareschi ripubblicarono – per la gioia di noi lettori –  il racconto privato delle illustrazioni, conservando però titolo e testo originali.La copia che sto descrivendo è una delle ristampe più recenti.LA CALDA ESTATE DEL PESTIFERO non viene stampato da un po’, per cui, a chi piace Guareschi, consiglio di leggerlo chiedendolo in prestito alla biblioteca civica.

È divertente, pur non essendo allo stesso livello delle altre opere più famose dello scrittore romagnolo, oltre che rivelatore delle negatività di quegli anni, solo apparentemente d’oro, del consumismo e del boom economico – edilizio.

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