IL VOLERE COME VOLONTA’ DELL’IO – A cura di Marco Velati

Il volere  conscio non è un male inteso come peccato, ma un male inteso come mancanza.

E’ la mancanza che non rende possibile l’autarchia soggettiva e naturale  della idea emergente dal  fondo del sè.

Il volere riflette la nostra contingenza, la nostra limitatezza , in termini teologici la nostra creaturalità.

Quando esercitiamo il volere abbiamo chiuso una scelta, precludendoci le altre conscie e quelle potenziali che verrebbero generate nella massa  sia conscia, sia inconscia del nostro essere. 

Un volere fatto di condizionamenti non dovrebbe essere chiamato tale, ma solo obbligo funzionale e procedurale in quanto figlio di ragione e logica .

Dal mio punto di vista il volere dovrebbe emergere in modo naturale e spontaneo senza forzature, alleggerendolo così dalle ansie e dai rimorsi  inconsci che sentiamo ,ma ai quali non avremmo  dovuto dar peso, nella fase precedente alla decisione di volere.

Un volere emergente non può che essere generato dalla visione sistemica ,relazionale  tra individuo e mondo ed è quindi puro e genuino nella sua soggettività.

Clicca sull'immagine e scopri tutti i nostri filosofi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto