IL RE D’INVERNO – BERNARD CORNWELL – Recensione a cura di Maria Acosta

Prima di cominciare a leggere il romanzo mi venne in mente il libro scritto da Thomas Malory e anche quello di Steinbeck. Poi ho capito che Corrnwell cercava di indagare sull’Arturo storico.Ed è proprio per questo che mi incuriosiva il libro.

Avevo visto sulla TV spagnola qualche documentario con questo argomento. Re Artur, un personaggio molto difficile da descrivere.

All’indietro di ogni leggenda c’è un po’ di realtà. Questo lo sapiamo tutti ma lo scrittore che ha cercato di spiegare il rapporto tra realtà e leggenda e che è stato riuscito a farlo, per me, è stato Robert Graves con il suo libro LA DEA BIANCA.

Allora, no mi sono stupita per la cattiveria ed egoismo di Ginevra, neanche per la descrizione un po’ di uomo superbo, cretino e bugiardo di Lancillotto. Si sa che i trovatori prendevano soldi dai re e principi affinché cantassero la gloria di loro.

Così, una persona tanto cretina come il Lancillotto di Cornwell è riuscito a essere descritto come il cavaliere più coraggioso della sua epoca. 

Mi è sembrato molto interessante e anche realistico il raduno del Consiglio di Uther con gli altri re e guerrieri, l’atmosfera di povertà e di cambio che Cornwell riesce a descrivere: gli antichi palazzi romani che vanno in rovina, la lotta tra cristianesimo e paganismo, le tracce della antica dignità dei romani e via dicendo.

Al mio avviso il libro descrive alla perfezione una epoca convulsa. Non è facile scrivere in prima persona ma sempre sembra realistico che ci sia un personaggio così che osserva quello che succede davanti a lui chi racconti la storia.

Un libro da non perdere, specie per tutti gli appassionati di storia e di grandi avventure a cardiopalmo

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