IL NUOVO nella prospettiva evolutiva del sistema-uomo – Di Marco velati

Nella  visione evolutiva nulla ha un significato maggiore di quello del nuovo per queste ragioni:

1.nel processo   omeostatico  ci avvisa di un cambiamento possibile dei parametri del nostro sistema lasciando a noi   la necessità di un adattamento

2.è stimolo per mettere in discussione la  struttura delle nostre certezze con la possibilità di modificarle per adattarsi ad esso

3.incrementa le nostre conoscenze anche senza  che si faccia alcuna riflessione su di esso

Il punto critico del nuovo è la possibilità di riconoscerlo come tale e la cosa non è così ovvia come sembra.

Non dobbiamo confondere  il nuovo con la novità. In una gelateria il nuovo gusto al carrubo è una novità,il nuovo invece sarebbe un salto di classe e cioè che la gelateria si mettesse a vender  scarpe.

Voglio dire con questo che il nostro rapporto col mondo è basato su realtà “interne” (la nostra continuità) attraverso l’infinità di modelli e di trasformate simboliche che abbiamo costruito perché esso mondo ci rassicuri e ci permetta di operare su basi conosciute. E’ chiaro che in questo bozzolo ci troviamo bene e  lo difendiamo  perché siamo in grado di affrontare  le variabili casuali e indotte che possono insorgere  ,ma è altrettanto chiaro che ,in termini evolutivi,questo  stare nel bozzolo ci uccide lentamente.

Come accennato il problema del  riconoscimento del nuovo  è ex ante,un prima che per esser tale deve  sottostare a certe condizioni:

1.  che non ci sia un rifiuto a priori di ogni nuovo e perfino di novità,questo non capita solo nelle minoranze tradizionaliste come Mormoni,Amish e simili ma  a singoli individui. Non è solo il rifiuto di tecnologie o comportamenti sociali( arrivo a dire che sono comprensibili) ma è spesso il rifiuto di prendere in considerazione un modo di pensare diverso. Questo introduce alla seconda condizione.

2.che ci sia una predisposizione  ad attendere un tempo per lo sviluppo di connessioni tra il così detto nuovo e la base della continuità delle  certezze pre-acquisite.

3.che ci sia la stessa predisposizione a rivedere questo nuovo come tale per includerlo nelle nuove basi.

Il punti 2. e 3. stanno a significare che il nuovo appare tale quando viene visto la seconda volta in quanto in esso ci devono essere elementi conosciuti che lo legano a quanto in noi già c’è.

E’ ancora una volta il meccanismo della rappresentazione simbolica,quello cioè di creare una entità che medi tra noi e un esterno sconosciuto.

Dal punto 2.  deriva che maggiore è la quantità di informazioni correlate che ci sono in noi e maggiore saranno le possibilità di sviluppare connessioni, assunto che ci sia predisposizione a farlo.

Per incrementare la quantità di informazioni che possiamo incamerare  dobbiamo essere aperti alla accettazione. In sostanza una chiusura al mondo non giova e ci renderebbe disarmati nei confronti di un nuovo che,se compreso e incluso diviene strumento  evolutivo .

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