IL MIGLIORAMENTO DEL SE’ – A cura di Marco Velati

Esiste a mio parere un punto da chiarire nel nostro rapporto col mondo, il punto non è il mondo, in quanto è sostanzialmente una nostra rappresentazione, ma siamo noi nel rapporto col nostro sè. 

Se vediamo la cosa come due piatti di una bilancia, maggiore sarà il peso che daremo al nostro sè e più sbilanciato sarà l’equilibrio. Il rapporto corretto col mondo dovrebbe essere estatico, di attenzione non razionale,cioè  distaccata e attiva.  Occorre che il mondo entri in noi e che gli elementi del nostro fondo lo facciano suo, valorizzandone gli echi senza porvi alcun elemento di giudizio, ansia o concentrazione.

La coscienza del sè, e di un me che lotta col sè per definire un contesto nel quale “essere” ,disturbano questo processo .

E’ appunto un processo quello della rappresentazione che non deve essere disturbato da una attività cosciente, da un volontà dell’essere che ne possa imporre dei limiti o delle concentrazioni attorno a dei condizionamenti ricevuti dall’esterno.

Quella para-realtà, dalla quale in seguito scaturirà un pensiero emergente, è generata infatti da un continuo assestamento, una sorta di vibrazione.

Ora – lo sappiamo-la società condiziona la mente a pensare secondo dei modelli, ci condiziona inserendo nella nostra mente immagini che portano a spostare -anche in assenza di una volontà-la nostra rappresentazione del mondo creando contesti “limitati e limitanti” più semplici e ,quindi, più facilmente usabili come modelli.

Più subdolo è, invece, il condizionamento imposto dalla società circa il modello di pensiero che porta il soggetto alla ricerca del miglioramento. In senso stretto, come effetto limitante, lo è anche il <conosci te stesso> quando questo porta all’auto convincimento di essere quel qualcosa ,un conoscersi per elementi del me che non possono che essere una astrazione fuorviante e statica in quanto impossibilitata nel vedersi come divenire.

Secondo caposaldo che vorrei abbattere è il mito della conoscenza come nostro miglioramento. Il moto a conoscersi non è sbagliato ,ma l’ossessione per perseguirlo ci fa perdere la naturalità della conoscenza come risultato di un processo che non ha nulla a che fare con la consapevolezza di volerla perseguire. Questa naturalità si avvicina a quel sentire che è la chiave per capire senza il peso del sapere consapevole.

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