IL MEGLIO DELLA VITA di Rona Jaffe – Recensione a cura di Sara Alzati Tavarella

Siamo a New York, negli anni ’50. Le giovani donne ora vogliono emanciparsi : mentre aspettano di conoscere il principe azzurro che le porterà all’ altare, visto ancora come l’unico destino possibile ed auspicabile, cercano un lavoro che le permetta di uscire dalla casa dei genitori e di prendere in affitto minuscoli appartamenti da dividere con amiche o colleghe…

Questo romanzo, scritto proprio in quel periodo, parla, attraverso le storie delle ragazze protagoniste, di argomenti tabù per l’epoca: verginità, sesso prematrimoniale, aborto, mobbing, avance sul posto di lavoro. Forse anche ai giorni nostri, si fatica a parlare di questi argomenti.

Così incontriamo Caroline, una ragazza di buona famiglia che spera di far carriera prima che il suo giovane amico si decida a sposarla, e la candida April Morrison, una ragazza texana la cui innocenza sfiora la più disarmante ingenuità.

C’è Gregg Adams, aspirante attrice, decisa a sedurre il più importante sceneggiatore di N. Y. E Mary Agnes, che da due anni, progetta il suo matrimonio.

Infine abbiamo Barbara, 20 anni, già divorziata e madre di una bimba di due anni che si chiede se incontrerà un uomo che potrà accettare il suo passato e sua figlia, o penserà solo che una donna divorziata è solo una donna facile.

Splendida descrizione di un passato molto lontano…. O molto vicino.

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