Il Guercino, sulla scia del Caravaggio, nell’esaltazione dei colori e della luce – a cura di Roberto Muliere

Giovanni Francesco Barbieri nasce a Cento (FE) nel 1591 e per un difetto di strabismo (si racconta dovuto ad uno spavento in seguito ad un urlo mentre lo stesso, a pochi giorni dalla nascita, era riposto nella culla), fu detto il Guercino.

Pochi furono gli spostamenti dalla sua terra natia, e in due brevi soggiorni a Roma e a Venezia, poté apprendere l’arte classica nella capitale e l’arte dei colori nella città lagunare, che lo indussero ad abbandonare il chiaro-scuro di luci e ombre, privilegiando la brillantezza e la luminosità dei colori.

L’opera qui riportata ricorda l’affresco ben più famoso del Caravaggio, che il Guercino sicuramente conosceva ed apprezzava. In detta opera si nota l’evangelista che si desta dal sonno e rimane sbigottito dal fatto che l’angelo gli indica proprio il libro che ha appena terminato di scrivere.

Nell’opera guerciniana, a differenza dello stesso affresco caravaggesco, la luce, planando docile sui personaggi, rende l’atmosfera leggera e luminosa, e centrale diventa il ruolo dell’uomo, delle sue paure e dei suoi dubbi.

Il Guercino - San Matteo e l'angelo, 1621 - Musei Capitolini

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