Il Cavaliere Inesistente di Italo Calvino – A cura di Francesca Carcaterra

Chiudo con questo romanzo la Trilogia Araldica “I nostri Antenati” di Italo Calvino. Ultimo per pubblicazione dopo Il Visconte dimezzato e il Barone Rampante, questo romanzo non può che confermare sempre più che Calvino è un narratore fantastico di storie fantastiche.


Siamo  tra i paladini di Carlo Magno, i Cavalieri del Sacro Graal e i sudditi sottomessi. Lo sfondo è la guerra, per difesa, per conquista, per consolidamento.


Il Cavaliere Inesistente, Agilulfo è un’armatura, splendida, lucida, senza macchia ma vuota. È una voce. La voce della perfezione, scocciante, malvista, insopportabile. La voce della perfezione senza il ragionamento, essere perfetti senza capire perché.


Il Cavaliere Inesistente esiste perché nasce dalla difesa di un valore, la verginità di una fanciulla. Quando questa è messa in dubbio partirà per scoprire la verità ed affermare la sua esistenza. Ma la perfezione senza ragionamento non ha vita lunga, il Cavaliere è perfetto ma non vede oltre, la sua visone della vita è corta, si ferma al momento.


La voce narrante è una suora, Suor Teodora alias Bradamante la splendida guerriera.
I temi toccati da Calvino, direi abilmente sfiorati nella storia, sono tanti in poche pagine (156) e tutti portano ad una riflessione profonda.
Tenerissimo il racconto della notte d’amore di Agilulfo con la vedova accalappiatrice.

È talmente perfetta che il giorno dopo lei non sa darne descrizione alle amiche che le chiedono come è stato, e cosa le abbia fatto provare l’amante che non esiste. Una visione al femminile di un tipico atteggiamento maschile filtrata da occhi di un narratore splendido.

Buona lettura – Francesca Carcaterra

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