“Il caso o il caos” Un disegno predestinato o libero arbitrio? – A cura di Ketty Villanti

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Alex Zanardi tra la vita e la morte, si parla di un politrauma.


Era una giornata di sole, tutti contenti, erano a 20 km da Montalcino.
Valentini – commissario tecnico della nazionale italiana alle Paraolimpiadi – ha raccontato a Radio Capital: “..in discesa andava piano, non era una grande discesa, poi c’era il rettilineo, all’imbocco della curva ha cambiato traiettoria, e ha fatto una manovra azzardata. Ha preso con la leva della pedivella sinistra il montante dove salgono gli autisti, ha girato due-tre volte, il casco non ha retto, gli è saltato”.


Sono molti gli interrogativi che gravitano intorno allo scontro tra Alex Zanardi e il camion sulla strada.
Ma quello che continua a frullarmi in testa è: cosa sarebbe successo se Alex avesse ritardato di cinque minuti la sua partenza? E se l’autista avesse fatto una deviazione, una sosta per fare una telefonata, quei pochi minuti, quegli impercettibili e apparentemente insignificanti cambi di rotta, avrebbero modificato gli eventi? Una domanda che nasce di fronte all’imprevedibilità della vita, alle sue coincidenze, al destino che si cela dietro le porte che si aprono o chiudono davanti a noi.
Ecco che qui mi viene in mente il concetto di Sliding Doors il cui significato risiede nell’ineluttabilità del destino e nel momento topico di una storia, un elemento assolutamente imprevedibile che può cambiare la vita di una persona.


Sicchè, ci sono cose che dipendono da noi e cose che non dipendono da noi, ma le nostre scelte aprono a futuri condizionali.
Chi di noi, almeno una volta, non si è chiesto “Come sarebbe andata a finire, se…? Se fossi andato via dal bar 5 minuti prima? Se non fossi andato a quella festa? Quante volte ci chiediamo se sarebbe mai avvenuto qualcosa di fondamentale per la nostra vita se avessimo agito in maniera diversa?
Quante volte siamo stati convinti di aver dovuto prendere una scelta diversa? Non giusta o sbagliata, semplicemente diversa. Magari saremmo stati al punto di partenza, o forse no, ma non lo sapremo mai perché ciò che è passato non torna indietro. Da ogni scelta presa ne segue un’inevitabile successione di eventi, che porteranno ad un amaro o lieto fine.
Tutti ci sentiamo indissolubilmente legati agli eventi, spesso non in nostro potere, che si potrebbero ripercuotere sulla nostra vita in maniera preponderante.

Ma il destino esiste o non esiste?
Le cose che ci sono accadute, prima o poi, sarebbero successe comunque perché “scritte” nel nostro destino?
Tutti noi ci immaginiamo artefici della nostra sorte, capaci di determinare il corso delle nostre vite, ma siamo davvero noi a decidere la nostra ascesa e la nostra caduta? O c’è una forza più grande di noi che stabilisce la nostra direzione? È l’emozione che ci prende per mano? È la scienza a indicarci il cammino? È Dio che interviene per tralci in salvo?


La sensazione è quella di vivere in un mondo privo di certezze predominato dall’ingestibile casualità degli eventi in cui la vita dell’essere umano è fragile e inerme, appesa ad un filo, a un destino imprevedibile, alcune volte confortante e altre triste. Tutto si basa su un imprevisto che cambia la vita, peggiorandola oppure migliorandola.

Ma siamo certi che l’ “artefice” della nostra vita sia il destino o lo sono le nostre scelte?
Era tipico dei greci classificare il destino come opera degli Dei, spesso come forma di punizione. Nell’antica Grecia il Fato era un’entità soprannaturale, una forza cieca e misteriosa per un verso naturale alla quale niente può resistere e per altro verso divina poiché agisce liberamente ma che interveniva a modificare il corso della vita degli uomini senza alcuna precisa ragione.

Al contrario, per Friedrich Nietzsche, la vita non ha un senso dato da entità superiori: è caos e l’uomo deve riuscire da solo, con la volontà, a dare un suo senso personale a questo caos.

Oggi il “destino” può essere la società che ci induce a fare certe cose, o incidenti e condizioni biologiche.
Oppure un colpo di fortuna. Insomma, circostanze. In parte può essere così, ma è innegabile come la nostra mente abbia un’importante rilevanza.
Spesso, infatti, tendiamo ad autosabotarci, diventando vittime di noi stessi.
Con il nascere della psicologia alcuni psicologi, come Freud e Jung, hanno iniziato ad esplorare la mente umana ed è stato scoperto che la parte inconscia della nostra mente controlla il 99% delle nostre azioni, ciò significa che possiamo svolgere una vita diametralmente opposta a come la nostra parte cosciente pretendeva di volere.

L’esistenza del destino, insomma, non si può provare con certezza e rimane un mistero, che qualcuno sente di percepire e qualcun altro no: c’è chi vede gli effetti del “vento” sui rami della propria vita e chi no. Con o senza destino, in ogni caso, la libertà assoluta di controllare la propria vita forse non la può possedere nessuno.

In fondo, tutto sommato, il
Solo ad aver capito tutto, è proprio colui che ammette quanto sia impossibile capire fino in fondo, ovvero Jorge Luis Borges:
“Noi chiamiamo caso la nostra incapacità di capire l’immenso meccanismo della casualità”.
Ketty Villanti

bussolaculturale@hotmail.com

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