I simboli cristiani: semplici immagini o concrete figure rimandanti alla realtà?

La parola «simbolo» racchiude una grande ricchezza e non si tratta affatto di ciò che è vago o poco concreto. Tanto meno è possibile affermare che quelle parole o azioni sono «simboliche» come un semplice modo di dire o, peggio ancora, affermare che il «simbolo» sia qualcosa di inventato.

Nulla di questo, poiché la concretezza del simbolo è così elevata tanto da superare anche le espressioni verbali, in quanto anche le parole a volte non bastano. Ed ecco che ci introduciamo nell’argomento.

Il termine simbolo viene dal greco σύμβολον (symbolon), che deriva da σύμβάλλω (symballo), la quale parola è costituita da σύμ (sym) e βάλλω (ballo), che alla traduzione letterale risulta: insieme (sym) getto (ballo). Dunque un «gettare insieme», un «porre insieme». Ma cosa? Ecco che ora il simbolo inizia a trasparire nella sua concretezza.

Già dalle prime tracce di «religiosità», risalenti ai primi tempi del Paleolitico (circa 2 milioni di anni fa, stando alla comune datazione), oltre alle famose grotte ritrovate piene di graffiti, considerabili come veri e propri «affreschi» dell’epoca, sono stati ritrovati luoghi in cui seppellivano i morti in un «certo modo», realizzazioni con pietre in un «certo modo» e così via.

Dunque elementi messi insieme in un certo modo da rimandare non a un qualcosa di «sfumato» o «inconsistente», ma ad una realtà di tipo trascendente. Questo rientra in quel che si esprime con homo religiosus, poiché l’uomo non può prescindere dal «fatto religioso».

Ma questo meriterebbe un altro spazio appositamente dedicato, come già in un precedente articolo. Ciò che è possibile esprimere fin da subito, e che non è un dettaglio di poco conto, è che nella Scrittura (la Bibbia) vi è un solo Creatore, ossia Dio, tutto il resto rientra nella «creaturalità», vale a dire che tutto il resto è creato da Dio, per cui colui che gode di piena e assoluta trascendenza, da trascendere anche gli angeli – che son creature, seppure puramente spirituali – è Dio soltanto. Altro dettaglio è che il «male» non è stato «creato» da Dio né tanto meno è un principio alla pari di Dio, assolutamente no. Ma su questo si rimanda ad articoli successivi, poiché è un tema delicato.

Ora, ciò che viene impiegato nel simbolo sono certamente elementi naturali come l’acqua che esprime purificazione e rigenerazione; il fuoco che esprime, oltre alla purificazione, la spiritualizzazione; il sangue che esprime la vita; il fumo l’elevazione a Dio ecc.

Ma vi sono anche dei veri e propri «gesti simbolici» come l’aspersione del sangue, l’imposizione delle mani, lavaggi ecc. Inoltre, ed è molto importante, vi sono delle formule, delle espressioni verbali (lodi, suppliche, ringraziamenti ecc.) che accompagnano tutto ciò. Pertanto, «l’imposizione delle mani con l’uso dell’acqua e con parole ben precisi» rientrano appunto nel simbolo, rientrano nella realtà simbolica.

Ma da come si può concludere, il simbolo e ciò che ad esso fa riferimento, non riguarda un semplice modo di fare o di dire, dacché rimanda ad una realtà che trascende quella puramente terrena – quella terrena dipende ontologicamente dall’altra –, a tal punto che solo i gesti non bastano e neanche solo le parole, ma occorre che sia «tutto insieme», occorre che siano «gettati insieme» con ordine, occorre che siano «simbolo».

Per concludere, i simboli che si riscontrano sia nell’Antico Testamento come nel Nuovo Testamento, comprese alcune parole, esprimo una concretezza così grande ma soprattutto «reale», a tal punto che occorre rapportarsi ad essa in un «certo modo», poiché si tratta del piano di salvezza di Dio per l’uomo.

E poiché nella Scrittura notiamo che è Dio che prende l’iniziativa e va incontro all’uomo, l’unico e vero simbolo di salvezza è appunto la «croce di Cristo». Noi esprimiamo tutto ciò nel «Credo Apostolico o Simbolo Apostolico», nel quale ogni singola parola ha una ricchezza infinita, e ciò merita grande riflessione.

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