I BUDDENBROOK di THOMAS MANN – Recensione a cura di Lena Merlina

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Di Thomas Mann avevo letto, poco dopo il diploma, solo alcuni racconti come LA MORTE A VENEZIA e CANE E PADRONE, e non mi avevano colpita più di tanto, per questo ho trascurato la lettura delle sue opere, anche se le sapevo pluripremiate e famosissime, proprio come I BUDDENBROOK. Questo fino a che non mi sono decisa, convinta dai commenti positivi letti in rete, e l’ho preso in considerazione, pur se con titubanza, non per la mole di pagine, bensì per i caratteri piccolissimi di stampa dell’edizione in mio possesso, una vecchia Feltrinelli del 1968 del costo di 800 £.

Altri motivi che mi trattenevano dal leggerlo erano: la convinzione che il genere non mi piacesse, perché decadente e pessimista, e perché verso la letteratura tedesca non ho mai sentito un forte richiamo. Ma mi sbagliavo, ah, quanto mi sbagliavo!

Sin dalle prime pagine di questa bella traduzione di Anita Rho sono stata catturata senza alcuna possibilità di resa: I BUDDENBROOK è un romanzo che si fa apprezzare sin da subito!

La vicenda è inizialmente ambientata nel nuovo palazzo di famiglia, nella Meganstrasse, il quale rappresenta un orgoglioso simbolo di benessere e ricchezza, oltre che di serena prosperità. Il nome della città non è mai nominato, ma è chiaramente Lubecca, città natale dell’autore.

Siamo nel 1835 e, sotto questa apparente tranquillità, c’è un male segreto che sta dilaniando i Buddenbrook nella reputazione, nel patrimonio e nella potenza stessa delle generazioni che si susseguiranno lungo tutto l’arco della narrazione, manifestandosi dapprima in modo non preoccupante, quindi via via sempre più serio, fino a farli giungere addirittura alla decisione di mettere in vendita la famosa casa, in un decadere, sempre più in basso, continuo e incessante.

Non a caso Mann aveva sottotitolato questo romanzo, del 1901, “Decadenza di una famiglia”. In esso, infatti, sono presenti i temi che il romanziere tedesco farà suoi in tutte le altre opere successive: il rimpianto di una borghesia capace e intraprendente, la crisi di un mondo e di un sistema che – si avverte – stanno scomparendo e la decadenza proprio come malattia fisica se non morale.

È, in sintesi, la decadenza della borghesia europea, non solo tedesca, che l’autore non aveva mai pensato di fare, in quanto il suo intento, nello scrivere i BUDDENBROOK, era stato solo quello di dare un libro “molto tedesco”. Mai avrebbe pensato che con questa opera “si sarebbe sentita toccata e colpita la borghesia di altri paesi” (fonte: l’ultima di copertina).

Leggere questo libro è stata per me una magnifica scoperta, proprio come quando lessi per la prima volta un romanzo del grande Dostoevskij.

La scrittura scorre fluida e affascinante e non lascia tregua al distacco dalla lettura, mentre la descrizione dei personaggi è perfettamente in grado di lasciare immedesimare chi legge in essi. Si riesce, infatti, benissimo a immaginare ciò che la narrazione fa con le descrizioni dei luoghi più sontuosi, di quelli più tranquilli come la vacanza al mare, fino a quelli meno fastosi, perché sembra che Mann, premio Nobel 1929, con la sua abile penna, accompagni i lettori per mano dall’inizio fino al termine della sua straordinaria opera.

È per questo che affermo che I BUDDENBROOK è una di quelle opere classiche della letteratura mondiale, che bisognerebbe leggere prima o poi nella vita.

bussolaculturale@hotmail.com

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