I Beati Paoli di Luigi Natoli – A cura di Patrizia Zara

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«La bellezza dei Beati Paoli è la scrittura. È chiaro che le regole del romanzo popolare, del feuilleton, con i colpi di scena, le agnizioni, le sparizioni sono tutte rispettate, ma c’è di più: un gusto notevole, l’eleganza del racconto e la scrittura, ben più moderna della storia narrata» – Andrea Camilleri

Il romanzo di Luigi Natoli è un vero capolavoro, a mio avviso. Me lo diceva mio nonno quando da fanciullina m’incantava con il racconto dei Beati Paoli! Tutto sapeva di quella misteriosa setta di uomini incappucciati che, come ombre, si aggiravano nella notte, fra dedali di stradine, vicoli e sotterranei a riequilibrare le disparità in quella terra barocca dove la giustizia era riservata soltanto ai potenti (sfido io: aveva il libro di Natoli sul comodino e non finiva mai di leggerlo e rileggerlo!).


Il romanzo è affascinante e tutti i personaggi si presentano ben delineati nei loro vizi e nelle loro virtù, scolpiti dalla geniale penna di Natoli nei loro ruoli; e come in un grande affresco vivente, si muovono in un mirabile contrasto di luci e ombre. Bellissime le descrizioni di Palermo, che si presenta in tutto il suo splendore architettonico e in tutta la sua incolmabile miseria.


Tanti sono i personaggi principali: il giovane e intrepido Blasco da Castiglione, Coriolano della Floresta, cavaliere misterioso ed enigmatico, Donna Gabriella, bellissima dama dal cuore ardente e passionale, la giovinetta Violante, dall’ anima pura, il perfido Don Raimondo Albamonte, bramoso di potere e di denaro, lo sbirro Matteo Lo Vecchio corrotto e infame.
Tutti si muovono, odiano, amano, tramano vendette e sognano amori impossibili in una Palermo settecentesca delineata con grande vigore ed efficacia evocativa sostenuta da una robusta documentazione storica.
Attorno a loro, tutta una folla di comparse e comprimari: artigiani e sgherri dell’Inquisizione, avvelenatrici e tavernieri, cicisbei e servi ma anche importanti personaggi storici realmente esistiti come i Vicere spagnoli, re e funzionari sabaudi o artisti del tempo come il grande Giacomo Serpotta.
Ma la vera protagonista del romanzo (le cui vicende si svolgono nell’arco temporale che va dal 1698 al 1719) è però la setta dei Beati Paoli, misterioso e leggendario gruppo che operò a Palermo tra il XV ed il XVI secolo in una Sicilia divisa tra le diverse dominazioni ed in cui l’arroganza e la prepotenza di alcuni settori nobili e ricchi nei confronti del popolo rappresentava una costante di ingiustizia sociale e civile.
“La nostra (giustizia) non è supportata da nessuna costituzione regia, ma è scolpita nei nostri cuori: noi la osserviamo e costringiamo gli altri ad osservarla”, per “garantire il più debole contro il più forte e per imporla non abbiamo che un’arma: il terrore, e un mezzo per servircene: il mistero”.


Un romanzo dalla storia intricata e perigliosa tanto da essere paragonata a quella dumasiana del “Conte di Montecristo”. Un romanzo dal grande fascino ambiguo a metà tra leggenda e verità storica che consacra, ancora oggi, i Beati Paoli come il mito siciliano più noto e misterioso.


E ora mi aspetta  “Coriolano della Floresta” il sequel dei “Beati Paoli” che mi hanno riferito alcuni miei amici,  lettori appassionati, essere ancora più bello e travolgente!

Curiosità:
“Romanzo storico e popolare, I Beati Paoli di Luigi Natoli venne pubblicato per la prima volta in ben 239 puntate dal 1909 al 1910 come romanzo d’appendice allegato al Giornale di Sicilia e poi in volume nel 1921. Si tratta insomma di un classico feuilleton. Di quelli che grazie alla costruzione sapiente dell’intreccio tengono il lettore incollato alla pagina, inchiodato al libro e catturano la sua attenzione capitolo dopo capitolo”

bussolaculturale@hotmail.com

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