Galileo Galilei: Tra scienza, fede e fake news – a cura di Gabriele Cianfrani

Galileo Galilei nacque a Pisa il 15 febbraio del 1564 e morì a Firenze l’8 gennaio 1642. Inizialmente intraprese studi legati alla medicina, ma studiò matematica sotto Ostilio Ricci, che fu allievo del matematico Tartaglia. Ebbe un figlio, Vincenzio, e due figlie, Livia e Virginia che divennero suore nel 1616: suor Arcangela (Livia) e suor Maria Celeste (Virginia).

Galilei ha un’importanza notevole per quel che concerne la nascita della scienza moderna, anche se a partire dal 1632, data della pubblicazione della sua opera Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo copernicano e tolemaico, maturarono dei problemi con una parte della Chiesa.

Nonostante l’argomento riguardo questi contrasti con una parte ecclesiastica sia molto profondo – sinceramente cerco di approfondirlo sempre più –, occorre dire che, come in ogni realtà, non tutto è verità come non tutto è falsità, per cui occorrerebbe prendere ciò che vi è di vero secondo i fatti storici testimoniati e documentati, che sono gli unici che possono dirci qualcosa.

Preme fortemente invitare ad abbandonare quella frase «Eppur si muove», la quale non è altro che una pura invenzione del giornalista Giuseppe Baretti, datata 1757. Espresso questo, Oltre alla grande raccolta dei «Documenti vaticani del processo di Galileo Galilei (1611-1741)» curati da Sergio Pagano (seconda edizione del 2009), mi permetto di segnalare un bel testo del Prof. Mario D’Addio per una esposizione davvero ben fatta: Il caso Galilei. Processo/scienza/verità, Edizioni Studium – Roma, Roma 1993.

Nel 1609 Galilei puntò il telescopio al cielo: oltre alle fasi di Venere, dimostrò che i corpi celesti non sono incorruttibili, come si pensava, e scoprì anche i tre satelliti di Giove (nel 1610), scoperta presente nella sua opera Sidereus Nuncius (12 marzo 1610). Ma prima, nel 1583, l’osservazione dell’oscillazione di una lampada del duomo di Pisa gli consentì di scoprire l’isocronismo dell’oscillazione del pendolo.

Grande impatto ebbe l’impostazione di Galilei, basata sulle sensate esperienze e necessarie dimostrazioni, dando avvio al metodo sperimentale, che oltre ai due passi precedenti si conclude con la verifica sperimentale. Ciò è presente nell’opera Il Saggiatore (Roma 1623). Ma uno degli obiettivi fondamentali di Galilei è stato certamente quello di provare la teoria copernicana, ossia quella eliocentrica.

Questo tentativo è riportato nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano (1632), che inizialmente aveva come titolo Il flusso e riflusso del mare e successivamente fu cambiato. Questo perché il «flusso e riflusso» del mare (le maree) era la prova sulla quale Galilei contava maggiormente, tanto che lo espresse lui stesso in una lettera a Elie Diodati il 16 agosto 1631.

Inoltre, il Dialogo sopra i due massimi sistemi, è strutturato appunto a modo di dialogo con tre personaggi: Salviati (sarebbe Galilei), Sagredo e Simplicio (sarebbe Papa Urbano VIII). In tale opera Galilei alias Salviati non solo propone le maree come la prova principale del  copernicanesimo, ma attacca anche un argomento già proposto in passato e avvalorato da Keplero e che viene messo in bocca a Simplicio, ossia che le maree son dovute all’influsso lunare.

E questo già si sapeva nel sec. XIII. Insomma, se una parte ecclesiastica esagerò, dall’altra lo scienziato pisano non si comportò certo in maniera corretta, anche perché è proprio l’influsso lunare a determinare il flusso e riflusso delle acque e non il movimento della Terra, come credeva Galilei. Ma una chiara esposizione è riportata nel libro consigliato sopra.

Per concludere, la grande opera che confermò Galilei come il padre della scienza moderna, è certamente Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze (1638).

Quello di Galilei è un tema molto profondo e importante che non può, come spesso è accaduto e accade, essere trattato in maniera antistorica, col rischio di alimentare pensieri errati, come è accaduto in modo lampante fin troppe volte.

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