Fedeli al vinile di Alessandro Casalini – Recensione a cura di Gloria Zanchetto

5 / 100 SEO Score

Se siete di quelli che, come me, negli anni 2000, ha vissuto l’evoluzione della musica passando dall’analogico a digitale, non potete non leggere questo libro leggero e divertente.

All’epoca, infatti, da un lato, c’erano i negozi di dischi e, dall’altro, i cosiddetti “smanettoni computerizzati” , cioè coloro che… scaricavano “centinaia di megabyte di musica senza spendere un soldo” .

I protagonisti, Tata e Hi-FI sono i proprietari di un negozio di dischi, il VinylStuff, a Cesenatico sulla Riviera Romagnola. Nel loro negozio vendono rigorosamente dischi in vinile “…nuovi ed usati… dischi rari ed estremamente preziosi..Lp che la maggior parte delle persone non pensa nemmeno possano esistere…album ufficiali, bootleg, º 72 giri, edizioni limitate e perfino vecchi dischi di musica classica…prevalentemente musica straniera anche se esiste una piccola sezione dedicata a quella italiana…”.

E cosi, tra piadine e bottiglie di san giovese, (perché siamo in Romagna, mentre è l’Emilia la terra di tigelle e lambrusco, come ci tiene a sottolineare con orgoglio Tata), da un lato si vive la preoccupazione dei due negozianti di dover chiudere il negozio per l’arrivo di Napster ma, dall’altro, si offre al lettore un revival di quelle emozioni di rito di chi entrava nel negozio per comprare un disco. Si seguiva, infatti, un vero e proprio rituale: si entrava nel negozio, si cercava scrupolosamente negli scaffali (riordinati per anno di pubblicazione, o per autore o in ordine alfabetico) il disco (proprio quello che ci faceva rivivere un momento importante della nostra vita o una particolare emozione- perché, si sa i momenti importanti della vita sono sempre legati alla musica), col timore di non trovarlo o che l’avessero appena venduto. E poi, la Gioia (si, proprio quella con la G maiuscola) di quando lo si scovava dopo ricerche minuziose ed estenuanti.

Perché il disco era qualcosa di concreto, che dava emozioni forti: toccare il disco faceva rivivere le sensazioni che quella canzone suscitava, che quel concerto ti avevano dato in quel particolare momento storico.

Per noi che abbiamo vissuto il vinile, il digitale è freddo, è astratto quasi asettico. Possedere un disco voleva dire non solo ascoltare una canzone ma poterla toccare e viverne concretamente le emozioni. Se ne aveva, insomma, una conoscenza tridimensionale.

La narrazione é fluida come una parlata scritta, anche con modi di dire tipici romagnoli. Le frasi sono brevi e immediate. Praticamente, sembra di leggere il copione di una divertente commedia.

Consigliato ai nostalgici, a coloro possono dire “io c’ero” e che, per forza di cose, si sono dovuti adeguare ai tempi che cambiano.

bussolaculturale@hotmail.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto