Eredità di Vigdis Hjorth – Leggilo gratis entro 30 giorni – Recensione a cura di Filippa Clemenza

Comprato e letto in pochi giorni. 


Non conoscevo l’autrice, ma mi ha colpito che D’Andrea parlasse del titolo come del capolavoro di una scrittrice autentica, forse in odore di Nobel.
Sempre nella recensione si diceva che è molto difficile non leggere il romanzo tutto d’un fiato; è vero, ma è quasi impossibile non interrompersi ogni tanto: per riflettere, per metabolizzare, per respirare.

Siamo in Norvegia, in una famiglia benestante. Lo spunto narrativo è dato dalla morte del vecchio padre e dalla spartizione dell’eredità tra i quattro figli. A questo punto, via via si rivelano dinamiche complicate e segreti tenebrosi.

Non è certo un canovaccio insolito, anzi! Ultimamente ho letto diversi romanzi imperniati sulla famiglia, croce e delizia di ognuno di noi. “Eredità” però si distingue perchè è raccontato con una potente forza drammatica e con notevole capacità di penetrazione psicologica sia dei propri che degli altrui stati mentali.

Non voglio dire molto della trama, solo che Bergljot, la protagonista, é in rotta da molti anni con la sua famiglia primaria, che non ha mai voluto dare credito a una sua devastante “storia” di famiglia, vissuta sulla propria pelle. Questa mancanza di riconoscimento le ha provocato enorme dolore e instabilità, furia e disperazione.

Non ha mai ceduto, ma è proprio la morte del padre a farle capire che sarà necessario entrare in “guerra” con i suoi familiari per affermare la sua verità con coraggio e determinazione, superando il logoramento dei conflitti mai risolti.

“Lo deve al suo onore e alla sua dignità”. Si prepara quindi a scardinare la versione univoca degli altri congiunti tendente a difendere l’idea- feticcio della famiglia e la sua reputazione. Altrettanto battaglieri, essi ricorrono al ben noto repertorio di ricatti affettivi e toni accusatori.

Potenza dei luoghi comuni: non mi aspettavo Norvegesi tanto emotivi e logorroici come Italiani.

Bergljot cammina molto sulle strade, nel bosco, immersa nel bianco accecante o incupito della neve, nel silenzio del mondo, con passi felpati, sotto strati di vestiti, di giorno e di notte. Spesso stordita dal vino, si annebbiano i ricordi, si allieva il dolore, si apre l’inconscio.

Nella sua prosa secca e superba, ci riferisce la dolorosa vicenda con salti temporali e dialoghi ricostruiti; i sogni, i sentimenti analizzati, interessanti riflessioni sugli istinti primari dell’uomo, le permettono di sfoderare una notevole cultura psicoanalitica.

Una bellissima pagina riguarda “le competenze acquisite quando si è infelici”. Bergljot è la narratrice che si rivolge a noi lettori come se ci parlasse. E proprio come in una conversazione informale e intima, usa frammenti di dialoghi, frasi ripetute, espressioni compulsive, domande frequenti. E la scrittura diventa più sincopata quando lei è rabbiosa, spaventata, agitata, delirante…

Non è un romanzo per tutti, potrebbe risultare molto disturbante. A me è piaciuto tantissimo.

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