Dualismo o dualità? A cura di Gabriele Cianfrani

Con il filosofo del prossimo articolo si porrà il fatto se sia possibile una verità certa e indubitabile. Ovviamente, già da queste poche parole, si capisce che tale filosofo sarà René Descartes, meglio conosciuto come Renato Cartesio.

Con questo articolo si vuole soltanto introdurre ciò che riguarda il «dualismo» e la «dualità» – questione abbastanza antica – e quali sono le differenze tra questi due concetti, dato che ciò risulta molto importante per quel che riguarda l’impostazione cartesiana.

Ora, il dualismo richiama fortemente una certa separazione netta che si pone sul piano sostanziale, mentre la dualità si pone sempre sul piano sostanziale ma non indica separazione netta.

La sostanza, per essere tale, deve presentare un requisito molto importante, ossia quello della sussistenza, per cui ha l’essere per sé e non in altro – a differenza degli accidenti, che non hanno l’essere per sé ma nella stessa sostanza della quale sono accidenti.

Il termine sostanza presenta tre caratteristiche di enorme importanza: è οὐσία, ossia è l’essenza principale; è ὑποκείμενον, ossia è il soggetto al quale pervengono altre determinazioni, per cui in tal caso la sostanza è anche «sostrato»; poi la sostanza è ὑπόστασις, ossia gode di sussistenza. Pertanto, la sostanza ha non solo una sussistenza ma anche una determinazione, oltre che una individualità. Senza continuare ulteriormente, è possibile fare un esempio tra dualismo e dualità.

Se si prendesse in considerazione l’essenza umana, questa risulterebbe costituita – avvalendomi del linguaggio filosofico – dalla materia (prima) e dalla forma (sostanziale), ma poiché si tratta della forma sostanziale umana, essa è una forma intellettiva (spirituale).

A questo punto, se si considera una persona umana, la materia corrisponde al corpo mentre la forma all’anima. La differenza – forse sarebbe meglio chiamarla «diversità» – tra il dualismo e la dualità, in fin dei conti, è questa: il dualismo considera il corpo (la materia) come a sé stante, distinto dall’anima e non avente un intimo rapporto con questa, per cui è come se si trattasse di due sostanze separate; la dualità considera certamente il corpo distinto dall’anima, ma non come sostanza, bensì come principio.

Per cui nella dualità il corpo e l’anima sono due princìpi di una stessa essenza e non due sostanze. Nel caso della persona umana, il corpo e l’anima sono i due princìpi della dell’unica essenza umana e non due sostanze, che comporterebbe due essenze.

Perciò nella dualità permane quella unità sostanziale (di corpo e anima) che nel dualismo si perde, anche perché il fatto della sostanzialità pone la domanda sull’essere in senso forte.

È chiaro che la dualità può esser considerata non solo riguardo alla persona umana, ma anche riguardo ai vegetali e agli animali, con la enorme differenza che la forma umana è intellettiva e ciò comporta tante cose, tra cui ciò che concerne l’immortalità dell’anima umana. Questa esposizione del dualismo e della dualità si può considerare abbastanza classica.

In Cartesio è stato individuato un certo dualismo – come traspare – che però va collocato sul piano della res extensa e della res cogitans, le quali presentano, come dire, delle sfumature che influenzeranno altri pensatori dopo Cartesio.

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