CREDERE,COMPRENDERE,CAPIRE – A cura di Marco Velati

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Penso meriti una riflessione il correlare questi tre elementi.

In primo luogo vorrei fare un distinguo fondamentale che riguarda la cosa e il moto verso la cosa,uso una metafora: l’atto,la volontà di pescare non è il pescare. Spesso capita che l’insistere a voler fare una cosa ci ostacoli nel realizzarla . Sono arrivato alla conclusione che la ragione di questo ostacolo sia la fretta e l’eccesso di concentrazione che ci impedisce di vedere collegamenti utili a poterla realizzare. Capita a tutti come l’ansia da concentrazione nel voler fare un esame o perfino un atto amoroso ne pregidichi il risultato. Il moto verso la cosa va quindi condotto con animo leggero, con naturalità, consci  delle nostre capacità. Ci si prepara prima, ci si crea una abitudine e ciò che sarà ,certo  ma in modo che la ragione non entri in quel rapporto ultimo e definitivo con l’atto in sè.

Nello “Zen e il tiro con l’arco” si spiega questo ,ma ci si arriva con la semplice logica e col riflettere sulla nostra  esperienza. In noi ci sono tutte le capacità per capire.

Nel rapporto naturale con le cose non ci sono tempi morti , pause di riflessione, il soggetto è pronto alla esperienza perchè è preparato alla stessa.Loro possono perché credono di potere.(Virgilio,Eneide) Ancora una volta è qualcosa che succede prima,è un moto a luogo .

Riflettiamo ora però cosa implica la nuova esperienza sia in sè e sia in un processo evolutivo. Noi crediamo in qualcosa prima e dopo averne fatto esperienza(il come andrebbe discusso) per poi comprendere e infine capire. Quel com-prendere implica una serie di connessioni tra nella catena della conoscenza ;tra l’esperienza fatta ,quel credere,e il mondo. Non dobbiamo quindi ,per la paura delle incognite insite nella vasta esistenza attorno a noi ,e che non riusciamo a percepire,fare di ogni nostro credo un appiglio per fermarci, un rifugio che non può che essere  temporaneo. Questo implica la necessità di quella propensione, quella disponibilità al nuovo che è proprio “l’idea del viaggio”. Questo è l’atto,il moto a luogo ,che ci porta alla conoscenza ,una conoscenza che sarà di ambito, di contesto, elementi statici che portano ad una conoscenza di situazioni dinamiche,con le quali ci relazioniamo nel tragitto verso il capire .Un tragitto che può essere impetuoso come un fiume o leggero come un vento. Lo stesso discorso in chiave più ampia è ,quindi ,quello della conoscenza ,quell’elemento intermedio tra il credere e il capire.

Il fissarsi troppo sul credere non aiuta a capire ,ma non aiuta nemmeno l’adagiarsi troppo sulla conoscenza. Essa è positiva per la sua tensione verso una evoluzione ,ma è essa stessa trappola quando si sedimenta in saperi.                                                   ll capire non è mai nè nelle cose, nè nella situazioni ,ma è delle relazioni,non è un arrivo, ma  è una “modalità” nel processo.

Una grossa critica che ho sempre fatto alla filosofia è quella di basarsi sulla necessità di definire cause ed effetti ,partenze ed arrivi ,uomo e Dio,bello e brutto ecc una impostazione duale che diviene malattia, cancro che impedisce all’uomo di vedere i mondi TRA le cose tutte,anche del pensiero.  Gli impedisce di essere inclusivo, di abbracciare il Tutto con quell’atto di amore che è relazione e coscienza  di esserne parte.

Capire in questa ottica non è arrivo ,non è partenza ,ma è il “processo” , è la Via.

bussolaculturale@hotmail.com

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