Che tu sia per me il coltello di David Grossman – Recensione a cura di Maria Elena Bianco

“Non esiste l’obbligo di raccontarci sempre tutto e non sentiamo il bisogno di aggiornarci sull’intensità dei nostri sentimenti. Non dobbiamo estirpare il bulbo del fiore a ogni minuto per misurare la lunghezza della radice.”..

Il libro inizia con una lettera indirizzata a Myriam. A scrivere è Yair. Da li comincia una storia di vita oltre che d’amore, mal nel senso più ampio del termine, di famiglia, di relazioni, di amicizia, di genitorialità, di intimità, di tradimento, di forza, di poesia. Yair usa le lettere come mezzo per spogliarsi da ogni pregiudizio e limite.

 Yair e Myriam sono i protagonisti, i due adulti che consapevolmente scelgono con le parole, lettera dopo lettera, di denudarsi e farsi conoscere nella forma più cruda e vera di se stessi. 

Scelgono di concedere ad un estraneo tutto ció che sono senza filtri senza avere paura ne di sentimenti ne di nefandezze, pensate, sognate o fatte. Tra i protagonisti solo lettere (cominciano il 3 aprile e finiscono a dicembre), loro scelgono di non incontrarsi ( in realtà è solo Yair a volerlo e ad imporlo quasi a Myriam). 

In realtà Myriam quando sente che il sentimento per Yair cresce chiede insistentemente “che le parole diventino corpo” ma non è ricambiata…Nel raccontarsi ognuno scende nel profondo parlando dei rispettivi figli, concedendo particolari che non hanno fino a quel momento concesso a nessun altro, parlando dei compagni, di storie precedenti, di ferite, di cadute e di cicatrici. L’uno spera che l’altro sia balsamo per il proprio dolore, miele per la propria solitudine e inquietudine.    

 Grossman maestro nello scendere a fondo dell’animo scavando il buio e regalando una poesia umana incredibile. Yair, uomo inquieto, irrequieto, strano, solitario, intenso, sofferente, incosciente, vulnerabile, torbido, con un figlio ed una moglie e Myriam, al secondo matrimonio, timorosa all’inizio e poi totalmente presa da chi le scrive soltanto eppure sa tutto di lei anche quello che custodisce nel profondo. 

Un libro particolare, affascinante, avvolgente, impudico come pochi, difficile in alcune pagine, intenso e con un finale degno di un lettore di Grossman. 

Consigliatissimo!

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