BUSSOLA FILOSOFICA: ANASSIMANDRO – L’uomo che scoprì l’infinito

Nato a Mileto nel 610 circa a.C. e morto intorno alla metà del sesto secolo, la tradizione vuole Anassimandro discepolo di Talete a causa del fatto che a quei tempi non c’erano le scuole, e dunque era necessario affidarsi a un maestro, avviando un vero e proprio percorso di discepolato personale.

Anassimandro scrisse un’opera in prosa (Sulla natura, στη φύση), ma di tutta la sua opera, possediamo un solo frammento riguardante la cosmogonia, in cui Anassimandro cerca di dare una spiegazione all’origine dell’universo e poi proseguiva con una cosmologia, dove egli spiega la struttura dell’universo.

Ad Anassimandro viene tra l’altro attribuita la prima cartina geografica del mondo allora conosciuto e l’invenzione dell’orologio solare: in tal modo spazio e tempo diventano entità descrivibili e misurabili.

Come abbiamo visto in Talete e vedremo ancora in altri filosofi, la grande innovazione del suo pensiero filosofico poggia le basi nella ricerca dell’arché; tuttavia in questo caso egli non lo trova in qualcosa di materiale come l’acqua di Talete ma bensì in una realtà soprasensibile, e cioè nell’apeiron, ovvero letteralmente infinito, inteso come “ciò che non ha limiti”.

Questo “illimitato” si trova tuttavia all’interno di un universo sferico e dunque limitato al cui centro è posizionata la Terra. Dall’apeiron si generano in primis le “qualità contrarie” (caldo/freddo, secco/umido, ecc), ossia gli elementi, giacchè alla natura di ciascun elemento corrisponde una data qualità (così al fuoco corrisponde il caldo, all’acqua il freddo, ecc); da questo infatti nascono tutte le cose che col nascere diventano limitate. L’introduzione dell’apeiron rappresenta un grandissimo passo verso l’astrazione e dunque alla metafisica: egli è infatti convinto che “principio delle cose che sono è l’illimitato”.

Egli fu anche il primo a parlare di “ingiustizia” spiegandone la genesi nel: distacco dall’apeiron del mondo (che può essere visto come una sorta di peccato originale) causato tuttavia per necessità; in altri termini i contrari stessi (Es.freddo/caldo), opponendosi, commettono una sorta di peccato nei confronti dell’apeiron e da qui il fatto che con Anassimandro, comincia a subentrare un primo e rudimentale concetto di “legge naturale”.

Eugenio Merrino

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