Agostino: Vita e origine del pensiero

Originario di Tagaste (oggi Souk-Ahras), nell’Africa romana, 354/430 la sua vita è narrata da lui stesso nelle Confessioni e fu segnata dalla inquieta, appassionata ricerca della verità, di un verità non astratta, ma vista come legata alla piena realizzazione di sé, dunque alla felicità. Lui stesso ebbe a scrivere: «che cosa desidera l’uomo più fortemente che la verità?» e: «Ci sentiamo rapiti dall’amore di indagare la verità».

Di madre cristiana, Monica, e di padre pagano, Patrizio, Agostino abbandonò, già adolescente, la fede materna e passò attraverso molteplici esperienze prima di riapprodarvi di nuovo, più consapevole. La sua dunque fu una fede non facile né bigotta, ma esito di una lunga e appassionata vicenda esistenziale.

Centrale nella sua odissea esistenziale-intellettuale fu il problema del male, che egli affrontò legando inscindibilmente riflessione filosofica ed esperienza di vita, ricerca della felicità e ricerca della verità.

A tale problema sperimentò la risposta inadeguata del manicheismo, che pensava a un Dio cattivo come origine di “cose cattive”, e poi quella, comunque insufficiente, del neoplatonismo, per giungere alla convinzione che solo il Cristianesimo è adeguato a rispondervi.

Nella sua conversione parte notevole ebbe S.Ambrogio, che Agostino conobbe a Milano (384/387).

Convertitosi, divenne poi vescovo di Ippona, e come tale condusse una fecondissima attività di scrittore e polemista, in difesa della verità finalmente incontrata.

L’origine del pensiero agostiniano

Agostino, come ogni essere umano e dunque ogni filosofo, è uomo del suo tempo, situato e condizionato dal contesto culturale contemporaneo; non ci si deve perciò stupire che la sua riflessione filosofica sia debitrice nei confronti di qualcosa che lo ha preceduto: del resto egli ne era in gran parte consapevole, e la sua scelta va verso il filosofo greco che più ogni altro gli appare vicino al Cristianesimo, Platone, con la sua sottolineatura dell’importanza dell’invisibile.

Non si può negare che se da un lato il platonismo, all’interno della elaborazione agostiniana si trasfigura (Agostino è netto nel affermare il carattere personale di Dio, la bontà della materia, e nel rifiutare la metempsicosi), dall’altro qualche residuo platonico non pienamente integrato con la visione cristiana resta.

In particolare una certa diffidenza verso la corporeità, una accentuazione piuttosto esasperata del contrasto tra cose temporali e cose eterne, che avrebbe in seguito pesato sul pensiero (e sulla civiltà) medioevale, nel senso di una propensione unilateralmente ascetica.

FONTE: https://www.culturanuova.net/filosofia/2.medioev/agostino.php

IN CONCLUSIONE

In conclusione va dunque considerato che Egli è certamente un grande maestro di sintesi, tra il pensiero pagano e cristiano. Il suo grande genio in tal senso, è stato proprio quello di non cadere in un certo sincretismo in cui spesso vediamo che capitombola la cultura contemporanea. Oggi per promuovere un idea, urge primariamente rispettare il proprio interlocutore, cogliendone la bontà dello sforzo e la sua storia, senza quel triste “riciclaggio del pensiero” a cui abbiamo assistito nella nostra triste meccanicistica, cultura contemporanea.

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