Affidabilità contro sincerità Di Marco Velati

Una soggettività autentica da noi in Europa si basa su due esigenze ,la libertà e la sincerità. Mentre la prima è elemento esteriorizzabile ,la sincerità è un elemento etico.

Da una questione di semplicità del non mentire si arriva prima ad un principio di bene comune(Platone autorizza il legislatore  a mentire) poi alla presenza di Dio che elimina ogni paradosso obbligando alla verità come dogma assoluto.Se non si fosse posto Dio come trascendenza l’esperienza della menzogna non sarebbe così drammatica.

Agostino la condanna senza scampo e questo punto di vista si ritrova in Kant,si crea così un obbligo formale generale che sacrifica il buonsenso e l’inverosimile sodità alle esigenze delle circostanze.

La menzogna è propriamente situazionale,non si compie da soli ma in rapporto all’altro che la precede in quanto relazione.Io mento all’altro in quanto ritengo non sia in grado di intendere la verità,l’altro può essere me stesso.

C’è una corresponsabilità nella menzogna di chi non si è reso disponibile all’ascolto della verità. Talvolta il contesto sociale e familiare è corresponsabile del fatto che la verità non venga detta.Questa fissazione per la verità non c’è in Cina in quanto li’ la menzogna non è stata isolata.Possibile che la religione abbia le sue colpe da noi.Nella morale cinese c’è la relazionalità,umanità in cinese si scrive come “uomo 2”.La contestualità è circostanziale.

Non vige un principio del male e non vi è dogma della verità per cui la parola menzogna ha una connotazione smorzata che non la definisce come scandalo.Quindi ne consegue che anche la sincerità abbia un significato differente e non “dire ciò che si pensa”,quanto “attenersi a ciò che si dice” legando la parola col comportamento.

Il pensiero cinese non orienta verso una sincerità interiore ma verso una “affidabilità” lungo il tempo cioè il fatto che gli esseri e le cose possano procedere e svilupparsi nel tempo secondo processi ,lungo una via,il Tao.

Questo comporta che i giudizi vanno attesi nel tempo e non nella istantaneità di un enunciato,una verità.La conseguenza di un comportamento adeguato nel tempo è l’affidabilità.Se non sappiamo aspettare  che si condensino i fatti non potremo pensare alla affidabilità e quindi alla fiducia.In termini di comunità è importante.

La fiducia presuppone una reciprocità e quindi chi merita fiducia si distingue da chi è carismatico in quanto essa è qualità risultativa perché deriva da un passato che si è avverato.La mentalità corretta è quella di non forzare la situazione perché essa risulti.

La filosofia europea non l’ha considerata perché al di fuori delle virtù e delle facoltà che sono importanti per la conoscenza e per l’azione.La fiducia non discende né dall’intelletto né dalla volontà,essa sfugge alla matrice dell’io in quanto non riguarda il soggetto ma la situazione implicta,non l’individuo  ma la situazione annodata,non l’azione ma il processo.Non riguarda l’essere ma il “tra”,è una trasformazione silenziosa delle condizioni di co-soggettività implicata.

Da noi la fiducia si confonde con la trasparenza che è però una illusione,la pressione della trasparenza soffoca la possibilità dell’accadere,uccide la fiducia.La difficoltà per noi di capire la fiducia è perché noi simo legati alla parola,all’enuncialo come unio elemento costitutivo della verità.La fiducia invece rientra nell’implicito,si accresce attraverso la continuità e non sa cosa farsene della parola.Pertanto dire “datemi fiducia” è vano ed invoca un potere impossibile.

Così come è superfluo “ho fiducia in te”.La fiducia non dipende dalla causalità,ma rientra in ciò che accade da sé ,per propensione,è espressione di una immanenza.In Cina si dice lao pengyou=vecchi amici  quando si è acquistata nel tempo una fiducia reciproca.

Tornando alla verità,il dire ciò che si pensa è indecente,compromette la morale sociale,è un’audacia itollerabile.Il dire tutto quanto si pensa è una vittoria strappata che l’altro non può sopportare,è atto di egoismo,incurante della situazione.Appare come atto della volontà di ricofermare ,incurante di ogni applauso,la nostra stessa esistenza.

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