1897 Storia di un riscatto di Lorenzo Rossomandi – Recensione a cura di Patrizia Zara

Ambientato a Quarrata, comune italiano prov.di Pistoia in Toscana nel 1897, il romanzo s’ inspira alla storia vera della contessa  Gabriella Rasponi Spalletti, una delle prime donne dirigenti italiane e membro del Consiglio Nazionale delle Donne Italiane,  (CNDI) e  di Gianbattista Caselli, commerciante di capelli di paglia in Tizzana (fraz.di Quarrata) che con testamento lascia 50.000 lire al Comune per la costruzione  di un ricovero per vecchi e un ospedale per curare i poveri.

Attorno a questi due personaggi, sensibili ai problemi e condizioni sociali del loro territorio,  Lorenzo Rossomandi crea una deliziosa storia di riscatto sociale dalla povertà, dall’ignoranza, dalle ingiustizie, un passo importante per un futuro risveglio delle coscienze,  un’ esplosione di umanità.

Il racconto affronta la condizione delle donne prive di ogni forma decisionale in una società inequivocabilmente maschilista,  lo sfruttamento del lavoratori, la netta separazione fra ricchi e poveri in una trama articolata da dialogi spontanei e situazioni volutamente romanzate.

Martina, “figlia della miseria “, ma fanciulla vivace e ingenuamente sfrontata, è l’inconsapevole protagonista del riscatto femminile, il nonno, Adolfo, soprannominato “Grinta”, il suo braccio destro: un connubio d’intesa fra vecchia e nuova generazione che aprirà la porta del cambiamento nel piccolo Comune di Quarrata, comune come tanti di una giovane Italia  da poco Unita.

Tutti gli altri personaggi, frutto dell’abile immaginazione dell’autore, risultano pedine fondamentali al progetto di crescita e di rinnovamento sociale ed economico fortemente voluto dalla  nobile e “realmente esistita” figura della contessa, dal defunto imprenditore di cappelli e da Martina e Adolfo: tutti all’unisono portavoci di un piccolo popolo che vuole essere considerato artefice della propria crescita in un’ Italia Unita.

Vi consiglio la lettura di questo adorabile romanzo per la purezza e la spontaneità dei dialoghi, per conoscere uno spaccato di vita di fine ottocento, per l’ottimismo che trasmette e anche per la storia d’amore e passione di Gina e Domenico che conferisce alla narrazione  un sapore di piccante trasgressione.

E vogliate perdonare l’autore nell’avere concentrato la risoluzione di temi importanti in lassi di tempo ristretti che sembrano rincorrersi in un’atmosfera di fiabesco ottimismo.

A mio avviso  tempi più dilatati e diluiti  avrebbero permesso l’approfondimento dei principali personaggi e  dei luoghi conferendo respiro al lettore e spessore a tutta la storia.

“…ai suoi occhi di bambina, alle soglie della pubertà, il mondo cominciava a perdere quell’aria disincantata e gioiosa che aveva fino ad allora e mostrava le cose come in realtà erano. Scopriva, giorno dopo giorno, di essere povera e femmina; cominciava a comprendere il significato di quella situazione.”

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